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Rivendicazione vegana

“Andrebbe rivendicato l’essere vegani o si corre il rischio di ridurre il tutto ad una etichetta?”

Non è tanto una questione di rivendicazione, bensì di informazione veritiera e corretta. Non è necessario e utile definirsi vegani, se appartenenti ad una casta privilegiata che può suscitare (come purtroppo e spesso avviene) antipatia ed estremismo.

 

La stragrande maggioranza delle persone pensa e agisce tramite dogmi, tradizioni e regole ben precise spesso tramandate da genitori, amici, parenti… o peggio da mezzi artificiali altamente strumentali come purtroppo è (per esempio) la televisione commerciale, emblema post-moderno del progresso umano. Essa non ha possibilità di interazione, scambio, giudizio o parere contrario… agisce cioè in una sola direzione.

 

Non si può dire lo stesso invece di altre forme mediatiche come i social network e quindi internet stesso, il quale pur essendo strumento di globalizzazione non si può controllare totalmente e radicalmente proprio per la sua natura strutturale. Può essere forse l’unica alternativa veramente efficace per un’informazione condivisa tradotta in fonte di discussione. La pubblicità “marketizzata” è un potente strumento massificante in cui, nel maggioranza dei casi, viene diffuso un messaggio errato e mistificato utile solo a una vendita derivata da speculazione.

 

Come non concepire quindi lo sfruttamento animale come il risultato di un comportamento umano assolutamente egoista e psicotico? Come intenerirsi di fronte ad un gattino o un canarino… e poi nutrirsi di mucche, maiali, conigli? Come non vedere e quindi concepire oltre le apparenze una realtà attuale erede di una pratica sanguinaria secolare? Come poter scavalcare ciò che non è visibile a occhio nudo, ma bensì parte integrante di un comportamento umano somatizzato e tradotto in abitudine quotidiana?

 

Se si pensa a pratiche passate assolutamente micidiali e sanguinarie, ma prettamente comuni nel loro tempo, si può capire forse il reale ragionamento e atteggiamento degli umani. Per molti il carnismo è giusto perchè induce ad una normalità del vivere attuale, come per molti lo è il vegetarianismo o per altri ancora il veganismo. Tutti comportamenti individuali frutto di una scelta personale. La differenza reale sta nella presa di coscienza. Molti operano un radicale cambiamento per merito di opere di convincimento o condivisione o discussione sociale. Di contro però molti “tornano indietro” e decidono di abbandonare un alimentazione o uno stato comportamentale troppo distante, e quindi sacrificante, da un concetto di normalità sociale.

 

Altri si convertono o si pentono o peggio estremizzano i loro gesti e usi abituali. Bisogna quindi premere sulle “induzioni” giuste e utili alla liberazione, non alla prigionia. Informare eticamente e pacificamente, a viso aperto e senza restrizioni o censure. Nutrirsi e vestirsi di altri animali non può essere sano e corretto per un umano che dispone di ogni giudizio ed intelletto sufficiente ad una sana partecipazione etica.

Le persone devono sapere come, quando, quanto e perchè le loro abitudini giornaliere possono essere nocive e deleterie per la collettività di ogni specie.

Uscire da un consumismo di massa che costringe ognuno a partecipare direttamente a una produzione intensiva globalizzata priva di ogni salvaguardia e parsimonia non è affatto semplice e non privo di effetti collaterali. La decrescita deve essere graduale, e il semplice boicottaggio corporativo non è sufficiente da solo a ribaltare l’attuale sistema capitalista tanto distruttore perchè generatore di profitti individuali non utili al benessere reale.

 

Una perfetta presa di coscienza etica e condivisa potrebbe diffondere in una sola generazione umana un cambiamento rivoluzionario assolutamente nuovo. Nuovo in quanto buono, perchè quello che si è visto e vissuto fino a oggi è ben lontano dall’essere costruttivo. Se l’essere umano è arrivato fin qui grazie (o per colpa) del consumo di carne… all’orizzonte può essere visibile una realtà migliore.
Migliore in termini di liberazione.

 

di Roberto Contestabile

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