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La nascita del termine «specismo»

Siamo nel 1970, da Oxford parte alla volta di numerose università un volantino recante l’immagine di un piccolo Scimpanzé a cui è stata inoculata la sifilide per un esperimento medico. L’immagine è accompagnata da un testo con un nuovo e rivoluzionario termine, fino ad allora mai sentito e ideato dallo psicologo Richard D. Ryder: SPECISMO.

 

Di seguito si propone la traduzione in italiano del testo del volantino originale a cura di Laura Matilde Mannino.
Si ringrazia sentitamente il prof. Richard D. Ryder per aver acconsentito alla traduzione e alla pubblicazione su Veganzetta del suo storico volantino, che rappresenta la nascita del concetto di specismo e dunque dell’idea antispecista.

 

Ancora lo specismo: il primo volantino

Richard D Ryder

 

Le rivoluzioni degli anni Sessanta contro razzismo, sessismo e classismo per poco hanno tagliato fuori gli animali. Questo mi turbava. In quel periodo l’etica e la politica trascuravano del tutto i non umani, e sembrava che l’unica preoccupazione fosse quella di abbattere i pregiudizi sugli umani.

 

È possibile che non avessero mai sentito parlare di Darwin? Anch’io odiavo razzismo, sessismo e classismo, ma perché fermarsi lì? In quanto ricercatore medico ero dell’idea che centinaia di altre specie animali provassero paura, dolore e sofferenza proprio come me. Era necessario fare qualcosa. Avevamo bisogno di tracciare un parallelo tra la situazione delle altre specie e la nostra. Un giorno del 1970, dentro la mia vasca da bagno nella vecchia residenza di Sunningwell, vicino Oxford, ecco che mi è venuto in mente all’improvviso: SPECISMO!

 

Di getto ho scritto un volantino che ho fatto girare per Oxford. Dato che non ho avuto nessuna risposta l’ho stampato una seconda volta con l’immagine di un povero piccolo scimpanzé a cui era stata inoculata la sifilide per un esperimento, ho chiesto al mio amico David Wood1 di mettere il suo nome sul volantino (in modo che ci fosse un indirizzo universitario) e l’ho spedito a tutte le università. Questa volta ho ricevuto qualche risposta. Uno dei destinatari era un giovane filosofo australiano che si chiamava Peter Singer2, e nel giro di pochi mesi ci siamo messi in contatto.

 

Da allora sono successe molte cose.
Ecco cosa c’era scritto sul mio volantino del 1970.

 

Specismo

 

A partire da Darwin gli scienziati sono d’accordo sul fatto che tra gli umani e gli altri animali, dal punto di vista biologico, non ci sia nessuna differenza essenziale “magica”. Come è possibile quindi che dal punto di vista morale facciamo una distinzione pressoché totale? Se tutti gli organismi fanno parte di un continuum fisico, allora dovremmo anche far parte dello stesso continuum morale.
La parola “specie”, come anche la parola “razza”, non si lascia definire con precisione. I leoni e le tigri possono dar vita a degli ibridi. A breve, in speciali condizioni di laboratorio, si potrebbe finire col dimostrare che è possibile fare accoppiare un gorilla con un professore di biologia: all’irsuta progenie saranno riservate delle gabbie oppure delle culle?

 

Siamo soliti descrivere l’uomo di Neanderthal come una specie diversa dalla nostra, particolarmente dotata per sopravvivere alle condizioni dell’era glaciale. Eppure molti archeologi oggi credono che questa creatura non umana praticasse sepolture rituali e avesse un cervello più grosso del nostro. Immaginiamo che una volta catturato l’inafferrabile Abominevole Uomo delle Nevi venisse fuori che si tratta dell’ultimo sopravvissuto di questa specie dei Neanderthal, cosa accadrebbe? Gli daremmo una poltrona all’ONU oppure impianteremmo degli elettrodi nel suo cervello superumano?

 

Faccio questi esempi, ipotetici ma possibili, per mettere in evidenza l’illogicità della nostra attuale posizione morale riguardo agli esperimenti sugli animali.
Ogni anno, soltanto nel Regno Unito, vengono uccisi circa 5.000.000 di animali da laboratorio (sempre più si tratta di primati come noi), e i numeri continuano a crescere al fuori di ogni controllo. Gli ispettori del Ministro degli Interni sono soltanto 12.
Pur mettendo da parte il diritto alla vita, un criterio morale chiaro è la sofferenza, la sofferenza della prigionia, della paura e dell’inedia, come anche quella del dolore fisico.
Se diamo per scontato che la sofferenza è una funzione del sistema nervoso, è allora illogico sostenere che gli altri animali non soffrano in un modo simile al nostro: se alcuni animali vengono studiati così tanto è proprio perché il loro sistema nervoso è molto simile al nostro.

 

Gli unici argomenti in favore dei test che provocano dolore agli animali sono: 1) Che l’avanzare della conoscenza giustifica tutti i mali… beh, li giustifica davvero? 2) Che la possibilità di benefici per la nostra specie giustifica il maltrattamento di altre specie… e questo potrebbe essere un argomento abbastanza forte se applicato a esperimenti dove la probabilità di infliggere sofferenza è minima mentre quella di migliorare la medicina è molto alta, ma anche in questo caso non si tratta che di specismo, e in quanto tale non è un argomento razionale, bensì un argomento emotivo dettato dall’egoismo.

 

Se crediamo che non sia giusto infliggere delle sofferenze a degli animali umani innocenti, allora è semplicemente logico, filogeneticamente parlando, estendere le nostre preoccupazioni sui diritti fondamentali anche agli animali non umani. Non abbiate timore di esprimere le vostre opinioni, e mettetevi in contatto con membri del parlamento, professori e redattori per trattare questo argomento morale di crescente importanza.

 

Adesso dobbiamo provare a portare l’argomento contro il pregiudizio dello specismo al resto del mondo, in particolar modo nei nuovi centri del potere economico come l’India, il Brasile e la Cina.

 

Richard D. Ryder, con il suo saggio “Experiments on Animals” ha contribuito a Animals, Men and Morals: An inquiry into the maltreatment of non-humans (a cura di S Godlovitch, R Godlovitch and J Harris (1971)), un volume che Peter Singer ha definito come un manifesto della liberazione animale. Ryder ha declinato l’invito di Peter Singer a collaborare alla stesura di Animal Liberation (1975). Il dottor Ryder è stato in seguito membro del consiglio della RSPCA, di cui, nel 1977, è diventato un presidente controverso e innovatore nel 1977. È stato presidente del Liberal Democrats Animal Welfare Group, per due volte si è candidato al Parlamento, ha fondato Eurogroup (il principale gruppo di pressione e di coordinamento per quanto riguarda i diritti degli animali nella Comunità Europea) ed è stato direttore della Political Animal Lobby (PAL). Nel corso degli anni Novanta, e in particolare modo mentre era Professore Mellon alla Tulane University, ha sviluppato e definito la sua teoria del Panismo (vedi Panism, a modern morality, (2001)). Tra le altre sue pubblicazioni ci sono Victims of Science (1975), Animal Revolution: Changing attitudes towards speciesism (1989) e The Political Animal: the conquest of speciesism (1998). Speciesism and Painism: a morality for the twenty-first century è stato pubblicato per la Imprint Academic nel 2011.

 


 

Note
1) David Wood, al tempo ricercatore di filosofia al New College di Oxford, adesso insegna alla Vanderbilt University di Nashville. Con il suo saggio “Strategies” ha contribuito al volume di Godlovitch e Harris “Animals, Men and Morals: An inquiry into the maltreatment of non-humans”. I suoi libri più recenti includono Time after Time (2007) e The Step Back: Ethics and Politics after Deconstruction (2005).
2) Peter Singer, anch’egli al tempo ricercatore ad Oxford, e autore del noto Animal Liberation: a new ethics for our treatment of animals (1975), insegna adesso alla Princeton University. Tra gli altri suoi lavori ci sono Practical Ethics (1979), How Are We to Live?: Ethics in an age of self-interest (1993), In Defense of Animals: the second wave (2005) e The Life You Can Live: Acting now to end world poverty (2009).

 


 

Tratto da Veganzetta

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