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Questo è il numero di animali uccisi nel mondo dall'industria della carne, del latte e delle uova da quando hai aperto questa pagina. Questo conteggio non include i miliardi di pesci e altri animali marini uccisi annualmente. Numeri basati sulle statistiche pubblicate da "Food and Agriculture Organization - USA".
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Pubblicato il 07-07-10
Scritto da Ispettorato del Congresso Americano sugli immigrati italiani negli USA, 1912

Il razzismo è un modo di delegare ad altri il disgusto che abbiamo di noi stessi. Robert Sabatier


Il seguente testo è tratto da una relazione dell'Ispettorato per l'Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912


“Non amano l'acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.

 

Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l'elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.


Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali”.

La relazione così prosegue: “Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell'Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione”.
 

fonte: http://www.bumerang.it

Gaspare
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Pubblicato il 20-06-10
"Immondi, sporchi e occidentali". L'Iran lancia la fatwa contro i cani

Con nessuna ciocca di capelli in vista e senza cani al guinzaglio. La campagna moralizzatrice di Teheran con il nome di «nuova iniziativa per la sicurezza morale» è un nuovo shock per i giovani. Ma non è nuova

 


Periodicamente all'inizio dell'estate la "polizia morale" cerca di impedire alle ragazze di spacchettarsi un po', far prendere un po' d'aria ai capelli, o portare a spasso il cane nel parco - occasione classica secondo i teocrati per indurre in tentazione i maschi ugualmente possessori di cani. Ma quest'anno si è aggiunto l'effetto sorpresa. L'estate scorsa infatti passò senza giri di vite sui codici di vestiario o il possesso di animali domestici: con le manifestazioni di massa seguite alla fraudolenta rielezione di Ahmadinejad, la polizia aveva altro cui pensare. Alcuni teorizzarono perfino che vi fosse una specie di contropartita: voi smettete le manifestazioni e noi vi lasciamo andare in giro vestiti (quasi) come volete e con i vostri cani al guinzaglio.

 

Si sbagliavano. Dopo la repressione delle proteste con la violenza che sappiamo, la campagna "moralizzatrice" è ripartita con particolare virulenza. Un mese fa il ministro dell'Interno avvertì che le forze di polizia erano di nuovo al loro posto sulle strade, dopo una breve assenza perché occupate a domare la "sedizione post-elettorale". Subito dopo fa il capo della polizia di Mashhad ha annunciato che le multe per abiti o comportamenti non consoni alla morale sarebbero salite da 50 a 1300 dollari, una cifra pazzesca. E ieri, su richiesta del quotidiano conservatore Javan, il grandayatollah Nasser Makarem Shirazi ha emesso una fatwa contro i cani (chiunque può chiedere una fatwa a un grandayatollah, anche per email). «Indubbiamente il cane è un animale immondo» ha sentenziato l'ayatollah: non solo non può essere portato a spasso ma nemmeno tenuto dentro le quattro mura di casa o del proprio giardino.

 

Solo Ahmadinejad ha diritto a quattro cani. Da guardia. Il loro acquisto qualche anno fa in Germania, al costo di 110.000 euro l'uno, fu commentato con ironia dagli iraniani. Anche il presidente si era fatto fare una fatwa, che gli riconosceva il diritto al possesso dei quattro cani «in quanto il loro uso era limitato a garantire la sicurezza». Niente carezze sulla testa o passeggiate nel parco, dunque. «I rapporti amichevoli con i cani sono una cieca imitazione dei costumi occidentali» ha ribadito ieri Makarem Shirazi: «Gli occidentali amano i cani più di mogli e figli».

 

Nonostante i divieti (o forse proprio per ribellione ad essi) la presenza di cani come animali domestici è cresciuta negli ultimi tempi. Non c'è un film di giovani registi iraniani in cui non si veda, in una macchina, il ragazzo la ragazza e un cane. I possessori di cani si difendono invocando il fatto che nel Corano non c'è nulla contro questi animali. Non solo, nulla di cattivo è stato creato nel mondo, dice Allah. Perché dunque prendersela con i cani? La controversia teologica se siano o no ammessi nell'islam cominciò subito dopo la rivoluzione islamica del 79 (anche in Arabia Saudita è vietato portare a spasso un cane, ma lì i grandayatollah non emettono fatwe provocatorie e così l'occidente non se ne accorge o fa finta di non accorgersene).

 

Alla fine i teocrati iraniani bollarono l'amore per i cani non come disobbedienza al Corano ma come «acquiescenza all'invasione culturale occidentale». Di cani immondi non si parla nel Corano bensì nei Revayat (i detti di Maometto o degli Imam) i cui divieti vanno ugualmente rispettati, ha sentenziato Makarem Shirazì. A Teheran esiste da tempo un "centro di detenzione per cani" dove vengono portati gli animali sequestrati per strada ai padroni. Reato imputato al cane: «Camminata in pubblico».

 

Vanna Vannuccini - fonte repubblica.it

Gaspare
  Inserito da  Gaspare   Categoria  Specismo e antro...    0 commenti    Condividi      
Pubblicato il 04-05-10
Due cose in meno

Anche qui si cerca di mangiare con gli animali anche se in un altro modo . Io penso che questo sito è sadico abbastanza per incantare quelle persone sensibilizzate o infatuate da questi "angioletti" che "difendono" gli animali come la lav o altri finti portabandiera di un sadismo che porta a nulla e qualche soldo a loro.vi consiglio di guardare il cielo ed ammirare un passero in volo al posto di visionare questi video.Vedere che spaccano la testa ad un cane non e' difendere gli animali o scoprire cosa fanno ad essi.SPACCARE LA TESTA AD UN CANE .GRAZIE MILLE DI QUEL CHE HO VISTO SIETE FAVOLOSI!!!COMPLIMENTI!!!Adesso vi saluto,non entrero' piu' ne' in Cina ne in questo sito .Due cose in meno da fare.

petroliononmio
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Pubblicato il 28-02-10
Dalla macelleria all'Olocausto, il passo è breve

L'ORIGINALE SAGGIO DI UNO STUDIOSO AMERICANO DELLA SHOAH: MOLTI CAPI NAZISTI VENIVANO DALL'INDUSTRIA ALIMENTARE

 

 

Magari sarà un caso, e comunque: Rudolf Höss, il comandante di Auschwitz, possedeva un macello e un negozio di macelleria; Willi Mentz, uno dei più feroci guardiani a Treblinka, era stato mungitore di vacche; Kurt Franz, ultimo comandante di Treblinka, era stato macellaio come Karl Frenzel, fuochista prima a Hadamar poi a Sobibor; e Heinrich Himmler, il pianificatore della Shoah, fece le prove generali «eugenetiche» nel suo allevamento di polli.

Diceva Theodor Wiesengrund Adorno: «Auschwitz inizia ogni volta che qualcuno guarda a un mattatoio e pensa: sono soltanto animali». Qualcuno l'ha preso molto sul serio.

Quel qualcuno è un professore di nome Charles Patterson, docente alla Columbia University di New York e alla International School for Holocaust Studies di Gerusalemme.

La sua tesi è semplice quanto provocatoria, vista l'equazione che contiene, e paradossale, considerati gli esiti ai quali potrebbe condurre: il mattatoio americano primonovecentesco - pianificazione meccanizzata dell'uccisione di mucche, vitelli, maiali per l'industria alimentare - è l'antecedente, storico teorico e forse anche simbolico, della Shoah.

Quando si stabilisce che una specie (l'uomo) è «padrona» di un'altra (gli animali) si sono già poste le basi teoriche e pratiche per affermare, di lì a non molto, che una razza è superiore a un'altra. Patterson promette: questo libro «prende in esame come, nei tempi moderni, l'uccisione industrializzata di animali e uomini si sia intrecciata e come l'eugenetica americana e i macelli automatizzati abbiano attraversato l'Atlantico e trovato terreno fertile nella Germania nazista».

Ma insomma: la sensibilità animalista può spingersi fino a sostenere che il massacro degli animali (nei mattatoi) è il modello dello sterminio degli ebrei (nelle camere a gas)? È anche solo concepibile avvicinare l'uccisione di un uomo e quella di un animale? Chi risponde di sì lo fa per l'irresistibile malìa del politically incorrect e la devastante ambizione di revisionare tutto, compresa la logica?

La risposta richiede la lettura di un libro compilato con ampio apparato di documenti, concepito con spirito evidentemente non antiebraico, elaborato, anzi, utilizzando spesso citazioni da Torah e Talmud.

Già il titolo, Un'eterna Treblinka (sottotitolo: «Il massacro degli animali e l'Olocausto», Editori Riuniti, pp. 321, euro 16), riprende contenuto e spirito di un racconto di Isaac Singer, L'uomo che scriveva lettere. Lo scrittore ebreo annota: «Si sono convinti che l'uomo, il peggior trasgressore di tutte le specie, sia il vertice della creazione: tutti gli altri esseri viventi sono stati creati unicamente per procurargli cibo e pellame, per essere torturati e sterminati. Nei loro confronti tutti sono nazisti; per gli animali Treblinka dura in eterno».

Ecco, è possibile provare l'assunto? Patterson sottolinea che tanti dirigenti nazisti si erano fatti le ossa nell'industria alimentare.
Ricorda che l'americano più stimato da Hitler, Henry Ford, trovò l'idea della catena di montaggio proprio andando a visitare un mattatoio.


Documenta come la precisione burocratica di certi stabilimenti del male tipo Treblinka era stata mutuata dall'efficiente catena escogitata nelle fabbriche per l'uccisione seriale dei vitelli.
Quindi, annota che moltissimi dei sopravvissuti alla Shoah, avendo sviluppato «una vista ai raggi X» per la sofferenza altrui, sono diventati fondatori di Ong ambientaliste oppure impegnati animalisti.


E dedica un lungo excursus a una suggestione cruciale in Isaac Singer, quell'avversione per la macellazione che diventa fondamento per una nuova, più mite e meticcia convivenza umana.
Basta questo per porre l'equazione «antianimalismo=antiebraismo»?

In Genesi c'è scritto: «Dio diede all'uomo il dominio su ogni essere vivente che striscia sulla terra» (e ci sono ambientalisti convinti che queste «fatali parole» abbiano determinato il corso distruttivo della civiltà occidentale).
Ma la Torah stabilisce che gli animali si riposino durante lo Shabbat, e Isaia profetizzava: «Chi macella un bue è simile a chi uccide un uomo».

Tratto da La Stampa - di Jacopo Iacoboni

Gaspare
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Pubblicato il 12-01-10
L'assurda incoerenza di Beppe Grillo

di Franco Libero Manco - http://www.universalismo.it/ - http://www.vegetariani-roma.it/

 

Caro Beppe Grillo, le sue affermazioni in difesa della sua dieta carnea lasciano esterrefatti. Mentre lotta contro l’ingiustizia, il sopruso, la violenza, in difesa dei diritti umani, dell’ambiente e degli animali candidamente dichiara:“Sono carnivoro, mi piace la carne, il prosciutto crudo, il salame, il lardo, la pancetta, l’osso buco, la carne cruda, lo zampone e il cotechino con le lenticchie. Mi piace la bistecca ala fiorentina, quella di sette etti più l’osso. Forse deluderò i vegetariani, ma non mi sento per niente in colpa. Mangiare carne fa parte della mia natura. Mi da però fastidio la crudeltà, l’insensibilità totale, la gratuita uccisione di esseri viventi al solo scopo di lucro…”.

 

Caro Beppe Grillo, lei è consapevole che mangiando la carne delega qualcuno ad uccidere per lei degli esseri innocenti che come noi amano la vita e hanno terrore di essere uccisi? Lei è consapevole che ogni volta che consuma un solo chilo di carne sta distruggendo: 50 mila litri di acqua (in un mondo in cui un miliardo e mezzo di esseri umani non hanno accesso all’acqua potabile), sta distruggendo 6 mq di foresta, 15 kg di derrate alimentari (i cereali per un solo hamburger sfamerebbero 40 bambini per un giorno), sta consumando un litro e mezzo di petrolio, sta contribuendo all’inquinamento dell’aria, dell’acqua, della terra e soprattutto sta dando cattivo esempio? Lei è consapevole che l’alimentazione carnea è una delle cause più dirette della fame nel Terzo Mondo?

 

Se lei è consapevole di questo ma ritiene ugualmente legittimo mangiare la carne con la scusante che “gli piace” allora in lei c’è una grave e profonda contraddizione e dimostra di essere lontano da quella nuova dimensione civile, morale e spirituale che va emergendo negli ultimi decenni. Ma ciò che è più grave è che lei, persona di cultura e di vasti interessi sociali dimostra di essere totalmente indifferente verso il dolore, la schiavitù e l’agonia della morte di tanti animali che vengono sacrificati per il piacere del suo stomaco.

 

Siamo tutti bravi a parlare di giustizia sociale, diritti umani, ambiente fino a quando qualcuno non minaccia uno dei piaceri fondamentali della nostra vita. Che differenza c’è tra la disperazione di un animale recluso e la prigionia di un uomo innocente? Lei avrebbe il coraggio di uccidere con le sue mani l’animale di cui mangia il corpo massacrato? Diceva Seneca: “La facoltà a delegare altri a commettere ciò che in prima persona ci ripugna è la causa della maggior parte dei delitti”.

 

Caro Beppe Grillo, lei ci ha molto deluso dimostrando che per lei è più importante il piacere del suo palato che la vita e il dolore degli animali. Il credere sia sufficiente che qualcosa ci piaccia per giustificare le nostre scelte non è forse la stessa giustificazione di chiunque commette un delitto?

 

I mattatoi, campi di concentramento e di sterminio (onta e vergogna del genere umano) esistono non a causa dei macellai ma di coloro che mangiano la carne. Se esiste l’inferno degli allevamenti intensivi, degli istituti di sperimentazione, del massacro degli animali da pelliccia, della caccia, della pesca, delle corride e di tutti gli altri orrori commessi dall’uomo a danno di miliardi di animali innocenti, questo non è dovuto a coloro che praticamente usano violenza agli animali ma a causa di quelli che, nonostante ritengono tutto questo ingiusto e crudele, tacitamente lo avallano pur di non rinunciare ai loro presunti quanto egoistici vantaggi personali.

 

Caro Beppe Grillo: in questo mondo o si è il problema o si è la soluzione del problema. Lei da che parte sta?

Gaspare
  Inserito da  Gaspare   Categoria  Specismo e antro...    7 commenti    Condividi      
Pubblicato il 29-12-09
Essays by Dr. Steven Best and Jason Miller

by Dr. Steve Best

 

Photobucket

Sembra che per la maggior parte della sinistra globale anti-capitalista e anti-imperialista, ci sia un nuovo movimento di liberazione del pianeta - la liberazione animale - che è di grande significato etico e politico. Ma perché la liberazione animale sfida dei dogmi antropocentrici, specisti, e umanisti, che sono così profondamente radicati nel pensiero socialista e anarchico e le tradizioni,che gli uomini di sinistra sono più probabili a deridere che ad impegnarsi in esso.

 

Per gli ultimi tre decenni, il movimento di liberazione animale è stato una delle forze politiche più dinamiche e importanti del pianeta. Non è senza ragione che l'FBI ha bollato l'Animal Liberation Front (ALF) (insieme con il Earth Liberation Front), la parte superiore "del terrorismo interno" minaccia negli Stati Uniti. Dove "nuovi movimenti sociali", come Black Liberation, nativi americani, il femminismo, Chicano / a, e varie forme di verdi e di identità politiche che sono diventati dormienti , il movimento di liberazione animale ha mantenuto viva la resistenza radicale e si è evoluta in un potente forza globale del cambiamento progressivo.

 

Dal momento che il destino di tutte le specie su questo pianeta sono strettamente interrelati, lo sfruttamento degli animali non può non avere un grande impatto sul mondo umano. Quando gli esseri umani sterminano gli animali, devastano gli habitat e gli ecosistemi necessari per la propria vita. Quando macellano animali di allevamento a miliardi, devastano le foreste pluviali, mutano praterie in deserti, aggravando il riscaldamento globale, e vomitano rifiuti tossici nell'ambiente.

 

Quando costruire un sistema globale di allevamento industriale che richiede una quantità prodigiosa di terra, acqua, energia, e le colture, si sperperano risorse vitali e aggravano il problema della fame nel mondo. Quando gli esseri umani sono violenti verso gli animali, spesso sono violenti uno verso l'altro, una verità tragica convalidata di volta in volta dai serial killer che aumentano, abuso degli animali e gli uomini violenti che picchiano le donne, i bambini e gli animali della loro casa. I collegamenti sono molto più radicati, come la domesticazione degli animali agli albori della società agricola è fondamentale per la nascita del patriarcato, il potere dello Stato, la schiavitù, e la gerarchia e la dominazione di tutti i tipi.

 

In innumerevoli modi, lo sfruttamento degli animali finisce a creare una crisi all'interno del mondo umano. Il circolo vizioso di violenza e distruzione può finire solo se e quando la specie umana impara a creare relazioni armoniose - non gerarchiche e non di sfruttamento - con altre specie animali e il mondo naturale. Di per sé, comunque, il movimento di liberazione animale, non può portare la fine di sfruttamento degli animali. Lo può fare solo in questa alleanza con le progressive cause sociali, la lotta anti-capitalista, e radicale dei movimenti ambientalisti. Oltre ad acquisire nuove informazioni sulle dinamiche della gerarchia, del dominio, e la distruzione dell'ambiente da punti di vista dei diritti degli animali,gli uomini di sinistra dovrebbero cogliere l'incoerenza lorda di difendere dei valori, quali la pace, la non-violenza, la compassione, la giustizia, l'uguaglianza e sfruttando gli animali nel loro vita quotidiana, la promozione di ideologie speciste, e ignorando l'olocausto in corso contro le altre specie che minaccia gravemente l'intero pianeta.

 

Problema contrario, il movimento di difesa degli animali nel suo complesso è politicamente ingenuo, single-oriented, e privo di una teoria capitalista anti-sistemica e la politica necessaria per la vera illuminazione e l'eliminazione di sfruttamento degli animali, settori in cui può un grande profitto, da discussioni con il a sinistra e progressiva dei movimenti sociali.Inoltre, gli ambientalisti non possono mai raggiungere i loro obiettivi senza affrontare la causa principale del riscaldamento globale - allevamento industriale - e di cogliere l'inquinamento delle acque, la distruzione della foresta pluviale, la desertificazione, esaurimento delle risorse e di altri problemi principali sono di forma prevalentemente o significativamente dalla produzione globale di carne e lo sfruttamento degli animali. Rivendichiamo la necessità di una visione più ampia e la politica da tutte le parti dell'equazione dell liberazione umana / animale / della Terra, e chiediamo di nuove forme di dialogo, di apprendimento, e le alleanze strategiche.

 

La liberazione umana, animale, e della Terra sono progetti interconnessi che devono essere combattuti come una sola causa, come noi riconosciamo che il veganismo è essenziale per la pace, l'ecologia, la sostenibilità, non violenza, e la guarigione delle crisi più gravi che affliggono questo pianeta. Quindi, dobbiamo sostituire i concetti parziali di cambiamento rivoluzionario, come comportato la liberazione di esseri umani, animali, o la Terra, in favore di un concetto molto più ampio, più profondo, più complesso, e più inclusivo di "rivoluzione totale." Dobbiamo sostituire la critica di un unico sistema di dominazione con una critica della gerarchia come un fenomeno sistemico, come ci rendiamo conto che il capitalismo è una metastasi del cancro che divora il pianeta e che un programma valido per la liberazione totale mira necessariamente a sostituire il capitalismo globale, con la democrazia decentrata e uno smantellamento della gerarchia in tutte le forme.

 

RICORDATE: Perché negli Stati e in tutto il mondo sono crescenti le forme di dissenso, di protesta, e contro-attacco, e la libertà di parola in sé è sempre più in pericolo fascista, alle condizioni che prevalgono in stati di polizia come il Regno Unito e gli Stati Uniti, questo blog riconosce che un aspetto cruciale della lotta di liberazione totale è quello di proteggere ciò che i diritti fragili ancora esistono e per sostenere tutti i prigionieri politici in tutto lo spettro della liberazione, da Leonard Peltier al SHAC7 a Daniel McGowan.

 

fonte http://negotiationisover.com/total-liberation/essays-on-total-liberation/

carmen4thepets
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Pubblicato il 13-11-09
Corrida e feste spagnole - Oltre 3000 barbare tradizioni popolari

"Gli animali non sentono dolore... Sono fatti per combattere. Se non li allevassimo e non li facessimo combattere, non esisterebbero" Domingo Gonzales, fattoria Cortijo Wellington, Madrid.

Il toro prima di entrare nell'arena viene tenuto al buio, sottoposto a droghe e purghe per indebolire le sue forze; viene percosso sulle reni con sacchi di sabbia; gli viene cosparsa trementina sulle zampe per impedirgli di star fermo; gli viene messa vaselina negli occhi per annebbiargli la vista; gli viene infilata della stoppia nelle narici e nella gola per impedirgli di respirare; gli vengono conficcati aghi nelle carni.....

Quando
entra nell'arena, gli vengono conficcate dai "picadores" le "picas" che producono dolore ed emorragie; gli vengono infilate dai "banderilleros" le "banderillas", arpioni che straziano ancora più i muscoli, costringendo l'animale ad abbassare la testa; viene colpito ripetutamente dalla spada che provoca sempre più gravi emorragie polmonari che soffocano l'animale.

Quan
do esce dall'arena viene trascinato via, spesso ancora agonizzante e paralizzato, ma cosciente; ancora vivo, gli vengono tagliate coda e orecchie, macabri trofei di un'ingiusta vittoria; poi viene macellato. Eppure il toro non è un animale da combattimento, è un animale erbivoro, allevato in pascoli fino all'età di 4 anni, poi bruscamente trasferito nell'arena.

Torturare e uccidere il toro non significa - come afferma una pseudocultura - "vincere il male e le forze avverse della natura" ma significa solo SADISMO, IGNORANZA, VIOLENZA, BARBARIE.

La Spagna presenta la corrida come arte, folklore, tradizione popolare, mito, rito, simbolo, aprendo SCUOLE DI TAUROMACHIA per giovanissimi organizzando e incoraggiando spettacoli COMICO-TAURINI in cui nani, scimmie, scimpanzè torturano a morte vitellini con lo scopo di "divertire" i bambini rendendoli così crudeli e indifferenti al sangue e alla sofferenza. In questo "clima", che mira a creare in Spagna futuri toreri e futuri spettatori, anche certi preti cattolici si cimentano come toreri o fanno propaganda alle corride per costruire o restaurare chiese e per scopi di "beneficenza". Molto di recente anche una suora è entrata nell'arena.

E poi ci sono le feste sanguinarie spagnole. Sono più di 3.000 tutto l'anno...

Proibite nel 1963 sono oggi incoraggiate dalle autorità sia civili sia religiose e alcune - considerate di interesse turistico internazionale - vengono sovvenzionate ufficialmente.
Gli animali usati sono bovini, ovini, asini, cani, gati, conigli, asini, galline, oche... La maggior parte di queste feste sadico-paesane, organizzate in onore di Gesù, Madonna e Santi, sono torture di bovini ormai inutilizzabili nelle corride e nella riproduzione, quindi utili agli allevatori e ai commercianti si tori per riciclare "gli scarti".

Alcune delle 3.000 feste:

 

Manganeses - a febbraio - viene lanciata dall'alto una capra viva.

Tordesillas e in molti altri luoghi "eroici cavalieri" strappano o tagliano la testa di galli vivi appesi per le zampe.

Festa dell'asinello - Si svolge a Villanueva de la Vera (Caceres) in Estremadura ogni anno l'ultimo giorno di Carnevale. Un asinello piccolo e vecchio, cavalcato e selvaggiamente bastonato, viene trascinato dalla folla, quando cade viene obbligato a rialzarsi a randellate, mentre i bambini lo riempiono di botte, calci e pugni per ore finchè l'animale agonizza.

 

Festa del Toro Embolado (Toro con le corna di fuoco) - Sono più di 50 province di    Valencia, Castellan e in altri paesi della Spagna. Si avvitano alle corna del toro piccoli arnesi con palle di cotone, olio e catrame a cui viene dato fuoco. Mentre l'animale  impazzisce per il catrame infuocato che gli brucia il muso e gli occhi, viene inseguito, 

 perseguitato e bastonato dalla folla.

 

Festa del Toro de la Vega (Settembre) - Un popolo di adulti e bambini armati di lancie lunghe fino a 3 metri, aspetta l'arrivo del toro per torturarlo e trapassarlo in   

tutte le direzioni. Risulta vincitore di una  LANCIA D'ORO, offerta dal Municipio, colui   che, per primo, taglia i genitali al toro ancora vivo.

 

 Festa del Toro di Coria (Giugno) - 12 tori vengono seviziati e linciati  dalla folla inferocita, 2 al giorno per 6 giorni in onore di S. Giovanni.

 

La violenza sugli animali "istituzionalizzata", cioè accettata, promossa e organizzata dalle amministrazioni locali, dal governo e dalla Comunità europea, può aggravvare la tendenza ad un comportamento aggressivo nei confronti degli animali e anche degli uomini. Il caso delle corride e delle feste è emblematico.

Il filosofo francese Alfred Fouillec, ancora nel 1903 nel suo "Schizzo psicologico dei popoli europei scrive "La loro (degli spagnoli) insensibilità - di cui gli Indios conquistati hanno fatto la prova - arriva spesso alla crudeltà fredda e alla ferocia; oggi la loro durezza viene alimentata dall'educazione che essi ricevono con le corride."

 

La questione è stata esposta dal biologo e antropologo Georges Heuse, autore della Dichiarazione Universale   dei Diritti dell'Animale (presentata all'UNESCO a Parigi nel 1978). Il Prof. Heuse afferma che i pubblici poteri spagnoli sbagliano nell'imporre la corrida a scopo turistico, demagogico ed economico, ignorando i rapporti esistenti tra i crimini contro gli uomini e quelli contro gli animali:

"Infatti la TAUROMACHIA DEVE ESSERE CONSIDERATA UN INDICE DI SOTTOSVILUPPO E DI ARRETRATEZZA". "Fare assistere un bambino a una corrida è un fatto odioso che la lehhe dovrebbe punire come un crimine contro detto bambino che rischia di sviluppare inclinazioni crudeli e violente che saranno fatali nella sua salute mentale". 

Ricordiamo che in Italia la legge proibisce gli atti di crudeltà su animali e i giochi che importino strazio di animali: l'art. 727 C. P. e la circolare del Ministero dell'Interno 3 ottobre 1994 n 559/leg.200.112 bis che ribadisce il divieto degli spettacoli o i trattenimenti pubblici che (...) comportassero strazio o sevizie di animali.

Molti matador dicono che prima dell'incontro i tori sono debilitati con pugni ai reni e con pesi attaccati al collo per intere settimane. La "Brigitte Bardot Foundation" descrive che "il più delle volte gli animali arrivano nell'arena accecati perché sono stati tenuti nel buio per 48 ore prima" e che "delle persone li colpiscono con violenza ed a lungo alla testa con sacchi di sabbia per privare il toro dei sensi". È anche normale che le corna, che aiutano il toro ad orientarsi (come i baffi dei gatti), vengano "rasate", tagliandone alcuni centimetri e quindi rendendo il toro scoordinato.

In un evento tipico il toro entra nell'arena dove due persone lo fanno correre in circolo. Poi quando il toro è esasperato ed esausto, entrano i "picadors" sui cavalli bendati che gli piantano lance nei muscoli della schiena e del collo per assicurarsi che il toro perda più sangue possibile; questo per impedire che il toro possa sollevare la testa. Poi entrano i "banderilleros" che tormentano il toro e piantano ulteriori lance fino a quando questi non smette di inseguirli.

Infine, arriva il "matador" che provoca le ultime cariche dall'animale ormai esausto prima di tentare di ucciderlo con la spada. Il più delle volte non riesce ad ucciderlo. Allora viene chiamato un "carnefice" per tagliare il dorso spinale del toro; a volte fallisce anche lui e lascia il toro vivo ma paralizzato. L'ultimo tormento è quando il toro viene trascinato, con l'ausilio di una catena, fuori dall'arena tirato per le corna. Se la performance dal "matador" è stata apprezzata dagli spettatori, la coda e le orecchie mozzate del toro gli vengono date in premio.

I tori non sono le uniche vittime di questo "sport".

I cavalli vengono drogati, bendati e spesso vengono incornati. Di solito le loro orecchie vengono riempite di giornali bagnati per impedire loro di sentire, ed inoltre vengono loro tagliate le corde vocali perché il pubblico non venga distratto dalle urla dei cavalli.

Tra i principali sostenitori della corrida ci sono i turisti che partecipano da spettatori a questa crudeltà. Come la salvezza delle piccole foche del Canada e di tutti gli animali da pelliccia dipende dalla rinuncia ad acquistare pellicce da parte dei paesi consumatori di tutto il mondo, così anche la fine della corrida dipende oggi soprattutto dai turisti.

Gaspare
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Pubblicato il 11-11-09
Alcune considerazioni su specismo e antispecismo

«Penso alle mucche, ai vitelli, al toro; capre e pecore e perfino […] all'umile maiale, come a rappresentazioni celesti: mansuete, dolorose sempre, benevole sempre, magnifiche. Non vedo perché l'uomo debba pensare che gli appartengono, che sono suoi propri, che può distruggerli, usarli. Concetto tra i più barbari e nefasti, da cui procede tutta la immedicabile violenza umana, l'essere micidiale della storia, la cui meta sembra solo l'accrescimento di sé, tramite il possesso e la distruzione dell'altro da sé. [… ] Più uccidiamo e più siamo uccisi. Più degradiamo e più siamo degradati».
Anna Maria Ortese

Il termine specismo è stato introdotto nel 1970 da Richard D. Ryder, psicologo inglese che ha ripudiato per motivi etici la sperimentazione animale, ed è stato reso popolare da Peter Singer nel suo libro Liberazione animale del 1975. Secondo Singer, specismo è:

«Un pregiudizio o atteggiamento di prevenzione a favore degli interessi dei membri della propria specie e a sfavore di quelli dei membri di altre specie».

Sempre Singer ritiene lo specismo parte integrante di quella lunga serie di violazioni del principio di eguaglianza, che hanno nel razzismo e nel sessismo le loro espressioni intraspecifiche più note:

«Il razzista viola il principio di eguaglianza attribuendo maggior peso agli interessi dei membri della sua razza qualora si verifichi un conflitto tra gli interessi di questi ultimi e quelli dei membri di un'altra razza. Il sessista viola il principio di eguaglianza favorendo gli interessi del proprio sesso. Analogamente, lo specista permette che gli interessi della sua specie prevalgano su interessi superiori dei membri di altre specie. Lo schema è lo stesso in ciascun caso».

In breve, lo specismo utilizza delle innegabili differenze biologiche tra umani e non umani al fine di accordare agli umani e ai soli umani uno stato morale privilegiato. Questo può avvenire, in maniera più rozza e più facilmente screditabile, tramite l'appello diretto all'appartenenza di specie ("Gli umani sono titolari di uno stato morale privilegiato in quanto appartenenti alla specie Homo Sapiens") – "specismo incondizionato" – oppure, in maniera più sofisticata, sostenendo che l'appartenenza alla specie Homo Sapiens conferisce delle caratteristiche moralmente rilevanti (quali l'anima, il linguaggio, l'autocoscienza, l'essere un agente morale, la capacità di comprendere e sottoscrivere un contratto sociale, ecc) non possedute da altre specie, caratteristiche ritenute necessarie per il riconoscimento di uno stato morale privilegiato – "specismo condizionato".

Lo specismo "incondizionato" si basa essenzialmente su un ragionamento di tipo circolare che, seppur dominante fino a pochi decenni fa, è oggi totalmente screditato. La nostra elaborazione morale ha, infatti, ormai definitivamente acquisito quanto già inteso da Jeremy Bentham, e cioè che semplici differenze biologiche non possono costituire dei criteri per accordare una differente considerazione morale a soggetti con le medesime caratteristiche rilevanti sotto questo riguardo. Per gli stessi motivi, per cui, con grande fatica, siamo riusciti a capire che le donne non hanno minori interessi/diritti degli uomini, o che i neri non hanno minori interessi/diritti dei bianchi, dovremmo a questo punto superare definitivamente anche lo specismo "incondizionato".

Lo specismo condizionato può essere articolato sotto tre capitoli principali: il possedere o meno un'anima immortale, l'essere o meno un agente morale, il possedere o meno la razionalità. Anche se uno iato così definitivo tra la nostra e le altre specie è minato alle fondamenta dalla teoria darwiniana e dalle acquisizioni scientifiche post-darwiniane e tralasciando laicamente la questione dell'anima, nessuna di queste proposte normative regge, comunque, all'urto dell'argomentazione razionale.

Si definiscono agenti morali quegli individui in grado di giudicare la valenza morale delle proprie azioni. Sono invece pazienti morali quegli individui che subiscono gli effetti di un'azione, senza però essere a loro volta in grado di compiere delle azioni morali. A parte il fatto che in sede di elaborazione filosofica non tutti concordano che solo gli appartenenti alla specie Homo Sapiens siano agenti morali, esiste ormai un accordo consolidato che riconosce agli altri animali lo stato di pazienti morali. Testimonianza di ciò è il fatto che in tutti i Paesi, pur mantenendo i non umani nello stato giuridico di beni di proprietà, proliferano leggi sul cosiddetto "benessere animale", leggi che non avrebbero senso se gli animali non umani fossero semplicemente pura res extensa, meri automi naturali, macchine perfettamente congegnate dalla divinità a funzionare senza sentire, «orologi», secondo il dettato e la terminologia di René Descartes. Ma essere pazienti morali non significa essere privi di interessi o non essere titolari dei diritti fondamentali; infatti, il fatto che un individuo non possa svolgere un'azione morale, non significa che non possa subirne le conseguenze. In sostanza, questa versione dello specismo confonde il come, ossia la possibilità della morale, con il cosa, ossia l'oggetto della morale e, in una visione egualitaria, viene empiricamente screditata dal trattamento accordato ai cosiddetti umani marginali. Gli umani marginali (ad esempio, bambini anencefalici e soggetti con gravi deficit neurologici) sono del tutto incapaci di compiere azioni morali, ma non per questo vengono "mangiati" o "sperimentati". Quindi, l'essere o meno un agente morale non può costituire quel criterio discriminante per tracciare la linea al di là della quale non ha senso parlare di considerazione morale.

L'altra versione dello specismo condizionato si rifà alla nozione di razionalità. Tralasciando altre versioni dell'appello alla razionalità, questo è stato fondamentalmente declinato, con forte ascendenza hobbesiana, come capacità di siglare un contratto sociale, una qualche forma di accordo: riconosciuta la reciproca potenziale pericolosità e i vantaggi del vivere in un ambiente sociale pacificato, esseri razionali ed egoisti accettano, in un contratto ideale, di limitare le reciproche pretese per incrementare le proprie chance di vita. Poiché gli animali non umani non partecipano a tale contratto, essi sono anche esclusi dai benefici che tale contratto accorda. Tale linea argomentativa non è solo contraddetta (ancora una volta) dal trattamento riservato agli umani marginali, ma anche dai suoi stessi più recenti sviluppi. Un esponente di rilievo di tale dottrina è, infatti, John Rawls, che in Una teoria della giustizia sostiene che la promulgazione di norme sociali che rispettino il principio di giustizia richiede che i soggetti coinvolti operino come se non fossero ancora venuti al mondo, come se fossero dietro a un velo di ignoranza. Nella condizione originaria, gli individui non sapendo quale sarà la loro classe, razza, genere, ecc di appartenenza una volta "gettati" nel mondo reale (essendo cioè individui non interessati, ma essendo informati ed egoisti), non sosterranno di certo norme discriminatorie sulla base di queste caratteristiche, norme che potrebbero avere per loro stessi una valenza estremamente negativa una volta nati. In un'ottica antispecista, Rowlands allarga un po' il discorso di Rawls e ci domanda come ci comporteremmo se rendessimo solo un po' più spesso il velo di ignoranza e cioè se nella situazione originaria non sapessimo neppure quale sarà il nostro genotipo. Lasceremmo immutato lo stato morale e giuridico degli altri animali se non sapessimo, ad esempio, se saremo destinati a nascere umani o maiali?

Riassumendo, lo specismo condizionato è stato confutato sia sul piano speculativo sia su quello empirico. Speculativamente, risulta difficile accordare diritti (nella terminologia deontologica) o riconoscere interessi (nella terminologia utilitarista) fondamentali, quali quello alla vita, all'integrità fisica e alla libertà, sulla base di caratteristiche differenti dall'essere "soggetti-di-una-vita" o dalla capacità di provare piacere/dolore. Il riconoscimento che almeno la maggioranza, se non la totalità, degli altri animali condivide con noi una serie di caratteristiche identiche sotto tutti gli aspetti moralmente rilevanti indica, al di là di ogni ragionevole dubbio, che questi debbono rientrare nella sfera della considerazione morale. Pertanto, l'essere un agente morale, l'avere un'anima immortale, o l'essere in grado di sottoscrivere razionalmente un contratto sociale non hanno rilevanza morale alcuna, tanto quanto non ne hanno il colore della pelle (razzismo) o l'appartenenza di genere (sessismo) nel definire chi possiede, nell'ambito della nostra specie, una particolare serie di diritti/interessi. Empiricamente, se vogliamo mantenere la corretta intuizione preriflessiva che accorda agli umani marginali uno stato morale privilegiato (nonostante questi individui siano privi delle caratteristiche paradigmatiche della nostra specie), senza derogare al principio di eguaglianza (tale per cui si accorda identico trattamento a chi ha identiche caratteristiche), dobbiamo necessariamente abbandonare anche qualsiasi forma di specismo condizionato.

Lo specismo non è, però, solo una dottrina accademica più o meno sostenibile, ma, tramite il suo dispositivo "differenza=gerarchia", ha anche degli importanti risvolti pratici. Grazie infatti alla sua svalutazione in sede teorica degli animali non umani a puri oggetti totalmente disponibili, lo specismo ne rende possibile nella pratica, tramite la loro assimilazione a beni di proprietà e di consumo (merci), lo sfruttamento e l'uccisione a vantaggio di qualunque interesse umano. Per questo motivo il sociologo americano David Nibert definisce lo specismo come:

«Un'ideologia creata e diffusa per legittimare l'uccisione e lo sfruttamento degli altri animali».

Anche se resta difficile, se non impossibile, definire se storicamente sia nata prima l'ideologia specista che ha poi reso possibile lo sfruttamento degli altri animali o se, all'opposto, la nascita dello sfruttamento degli altri animali abbia reso necessaria la formulazione di un'ideologia giustificazionista, la definizione di Nibert è importante in quanto introduce un concetto fondamentale e cioè che l'ideologia specista è inestricabilmente legata a una serie di pratiche altrettanto speciste e che i due poli dello specismo si alimentano vicendevolmente. Questo "cortocircuito" tra ideologia e pratiche speciste è ben riassunto da Joan Dunayer laddove afferma:

«Ogni volta che vedete un uccello rinchiuso in gabbia, un pesce confinato in una vasca, o un mammifero non umano legato a una catena, state vedendo lo specismo. […] Se ritenete che gli umani siano superiori agli altri animali, state approvando lo specismo. Allorquando visitate un acquario o uno zoo, assistete a uno spettacolo circense con animali, vestite capi in pelli o pellicce o mangiate carne, uova o prodotti caseari, state mettendo in pratica lo specismo. Se sostenete campagne a favore dell'uccisione "umanitaria" dei polli o per condizioni di allevamento meno crudeli per i maiali, state perpetuando lo specismo»

Sulla base di queste considerazioni, nel 2004 la stessa autrice ha formulato una nuova definizione di specismo, secondo la quale per specismo si dovrebbe intendere:

«L'incapacità, nel modo di pensare o nella pratica quotidiana, di accordare ai non umani uguali considerazione e rispetto».

Da quanto detto, lo specismo, quindi, non è che un altro dei molti pregiudizi irrazionali, infondati e infondabili, del tutto identico a quelli con cui la nostra specie si è resa responsabile di un ininterrotto susseguirsi di orrori a carico di gruppi umani ritenuti "inferiori" (cioè moralmente assimilabili agli altri animali). Anzi, per molti pensatori, lo specismo andrebbe considerato come l'aspetto fondativo di quel pensiero dualistico che istituisce scale gerarchiche tra esseri moralmente simili sulla base di mere differenze biologiche che, come tali, sono completamente irrilevanti sul piano della considerazione etica. In questo senso, lo specismo sussumerebbe in sé tutte quelle ideologie che intendono tracciare una linea invalicabile tra noi e loro, qualunque siano i "noi" e qualunque siano i "loro", dove ai "noi" sono concessi diritti e dominio e ai "loro" sofferenza e oppressione.

Nelle parole di Theodor W. Adorno:

«L'affermazione ricorrente che i selvaggi, i negri, i giapponesi, somigliano ad animali, o a scimmie, contiene già la chiave del pogrom».

Specularmente, l'antispecismo può essere visto come lo sviluppo storico di quelle ideologie che prevedono la progressiva sostituzione di visioni del mondo gerarchiche con presunzioni a favore dell'eguaglianza. In questo senso, l'antispecismo è quella rivoluzione morale copernicana che attualizza le migliori intuizioni della nostra tradizione culturale, che storicamente ha tradito il suo essere più profondo (cioè la richiesta di eguale considerazione per tutti coloro che condividono le medesime caratteristiche moralmente rilevanti), proponendo, nelle parole di Nozick, una morale kantiana per gli umani ("Tutti gli uomini vanno trattati come fini e non come mezzi per fini altrui") e una morale utilitaristica per gli altri animali ("Non si deve incrudelire verso gli animali fintanto che questo non confligga con un qualche interesse umano"). L'antispecismo, infatti, accogliendo gli sviluppi più recenti della filosofia morale e le acquisizioni empiriche sulla complessità mentale degli altri animali inserisce questi ultimi a pieno diritto all'interno della sfera della considerazione etica, sbarrando definitivamente la strada sia a teorie perfezionistiche sia a teorie ambientaliste di stampo olistico, portando così diritti/interessi umani e diritti/interessi degli altri animali su un terreno più solido e sicuro. In questo senso, una definizione matura di antispecismo potrebbe riprendere quella di Joan Dunayer, modificandola nel modo seguente:

«Antispecismo, che necessariamente non può non includere in sé teorie emancipative intraspecifiche, è l'acquisizione nel modo di pensare o nella pratica quotidiana, della necessità di accordare ai non appartenenti al proprio gruppo uguali considerazione e rispetto»

Riconosciuti gli altri animali come fini e non come mezzi, attualizzando così l'imperativo morale kantiano che autocontradditoriamente si era arrestato sulla soglia di insignificanti confini biologici, la pratica dell'antispecismo non può non tradursi, come sottolineato dai filosofi del diritto Gary L. Francione e Steven M. Wise, nella richiesta della modificazione dell'attuale stato giuridico degli animali non umani, non più da normare come beni di proprietà, ma da trattare come portatori dei diritti/interessi fondamentali alla vita, alla libertà e alla non-sofferenza. Nell'attesa di questo momento e al fine di avvicinarlo, la richiesta di un movimento antispecita maturo dovrebbe essere quella riassunta efficacemente da Tom Regan, quando afferma: «Dobbiamo svuotare le gabbie, non renderle più grandi».

 

di Massimo Filippi - Fonte: Oltre la specie » visualizza articolo in PDF

Gaspare
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Pubblicato il 06-10-09
Le implicazioni psicologiche dei maltrattamenti dei bambini nei confronti degli animali

La tendenza all’aggressività, si può esprimere in modi completamente diversi e non necessariamente violenti. Del resto se l’aggressività come tendenza fa parte del nostro modo di essere, la violenza come espressione di aggressività fa parte del tipo di educazione che noi riceviamo.

È l’educazione che definisce il modo in cui si manifesterà questa tendenza, attraverso un percorso ad esempio di veemenza verbale piuttosto che uno di violenza fisica. La violenza perciò non è propriamente un problema d’istinto, ma è un modo appreso di esprimere un istinto. L’educazione, e in questo si intende soprattutto l’esempio, indirizza, plasma, dà forma all’aggressività.

Il bambino tende ad imitare il comportamento dell’adulto, se l’adulto mostrerà atteggiamenti di crudeltà il bambino cercherà di imitarlo o comunque si assuefarà ad essi. Per il fanciullo animale o uomo sarà completamente indifferente. Egli impara infatti l’atteggiamento violento, poiché viene educato a porsi in modo crudele nei confronti dell’alterità. È necessario tenere in considerazione proprio questi due punti, ovvero l’atteggiamento violento e il disprezzo dell’altro, come due costumi in qualche modo preparatori di successive azioni di violenza.

Per prendere visione del documento completo su questo argomento è possibile scaricare il documento in formato PDF

Gruppo di studio sulle tradizioni violente

Gaspare
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Pubblicato il 05-10-09
Che cosa è lo Specismo

Il filosofo Peter Singer definisce lo specismo nel modo seguente:

"Un pregiudizio o attitudine di una "specie" che parteggia per gli interessi dei propri membri, a discapito di quelli che appartengono ad altre specie."

Lo specismo è il motivo comune per discriminare un individuo sulla sola base della sua appartenenza ad una specie. Le basi sono le stesse di quelle di chi nutre dei pregiudizi sulla razza (razzismo) e sull' appartenenza ad un sesso (discriminazione sessuale). Quando si parla della sofferenza umana, in quanto Homo Sapiens, e la si considera più grave della sofferenza di un animale, si è per così dire colpevoli di "specismo". Per lo stesso motivo la morte di un essere umano, dal momento che esso appartiene alla specie Homo Sapiens, è peggiore della morte di un animale. Una pratica lampante dello specismo è l' industria della carne, la sperimentazione sugli animali e gli allevamenti per la produzione di pellicce. Lo specismo è un'ideologia le cui ragioni non si fondano su una base oggettiva. Non la si può giustificare con un'argomentazione logica, ma la si difende come un dogma, una verità divina.

Il più comune argomento nella storia della filosofia è che le umane capacità mentali, la parola e la cultura, permettono all' uomo di utilizzare l' animale. Oggi però è un'argomentazione facile da obiettare. L' intelligenza è moralmente rilevante solo nei casi, per esempio, in cui si deve ottenere il diritto di voto o il diritto di prendere la patente ecc. Gli animali non hanno (come d' altronde i bambini e i ritardati mentali) alcun interesse verso questi diritti, ma lo hanno verso quelli fondamentali, ovvero il diritto alla vita e alla libertà, di evitare le torture, eccetera, cioè i bisogni che non hanno nulla a che vedere con l' intelligenza dell'individuo. Se intendessimo che l' intelligenza sia moralmente rilevante, significherebbe che bambini ritardati potrebbero essere sottoposti a dolorosi esperimenti scientifici oppure potrebbero essere allevati per produrre cibo. L' errore di fondo di questa argomentazione è il pensare che la nostra superiorità intellettuale ci dia una posizione (di superiorità) morale.

Che gli animali abbiano un QI inferiore di quello di un essere umano medio è sicuramente un motivo per non dare agli animali il diritto di andare all' università, ma non la scusa per provare gli effetti di un concentrato di shampoo nei loro occhi. Quando si versa shampoo negli occhi di un coniglio per testare i danni di un prodotto da commercializzare, causandone la cecità, che rilevanza ha l’ intelligenza limitata del coniglio? Un essere meno intelligente non soffre meno di uno più intelligente nell’avere shampoo negli occhi. In questa situazione l'intelligenza non è rilevante così come non lo è il colore delle pelle, il sesso, o l'appartenenza ad una specie.

La sofferenza degli animali deve essere considerata tanto dolorosa quanto quella degli esseri umani. Essere uccisi capita raramente indolore, perciò non dovremmo mettere fine ad una vita felice, sia essa consapevole o no. Tenendo conto che molto raramente ci troviamo in situazioni dove dobbiamo scegliere tra la vita di un animale e quella di un essere umano, sarebbe meglio, di regola non uccidere mai, indipendentemente dalla capacità intellettuale l’individuo in questione. Tanto l'uomo quanto l'animale non esistono per essere utilizzati. Gli animali del mondo esistono per essi stessi. Non furono fatti per gli uomini, più di come i neri per i bianchi o le donne per gli uomini.

Gaspare
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