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Pubblicato il 01-09-10
I danni di S. Paolo e di S. Agostino al Cristianesimo
La storia del cattolicesimo appare caratterizzata da fondamentali contraddizioni di ordine dottrinale dovuti all'insegnamento di S. Paolo che ha spostato l'attenzione dell'insegnamento di Gesù e degli Apostoli sulla propria filosofia al punto che oggi sarebbe giusto parlare di chiesa paolina più che di chiesa cristiana. Dell' austerità dei costumi, della povertà, dell'umiltà, della mitezza, della tolleranza, di cui parlavano Gesù e le prime comunità cristiane, non è rimasto nulla nella Chiesa cattolica rivelatasi nel corso di due millenni guerrafondaia, ricca, potente, ingiusta e intollerante.
Ma quali sono state le cause che hanno emarginato il cristianesimo originale degli Apostoli istruiti direttamente da Gesù? Per rispondere a questa domanda è necessario fare una breve cronistoria della figura di Paolo di Tarso il quale, giudeo e collaborazionista dei romani, al punto da latinizzare il proprio nome in Saul, dopo aver perseguitato per anni i primi cristiani si convertì al cristianesimo 35 anni dopo la morte di Cristo. Paolo, nonostante non avesse conosciuto Gesù, in virtù della sua buona cultura e della sua retorica, riuscì a far prevalere la propria personale visione del cristianesimo e la propria dottrina, impregnata di cultura ebraica e culti pagani, su quella delle prime comunità cristiane che si stavano a fatica organizzando. Paolo iniziò la predicazione senza prepararsi in alcun modo e senza mai consultare le comunità cristiane guidate dagli Apostoli, anzi con queste spesso entrò in contrasto verbale ed arrivò anche ad accusare lo stesso Pietro di ipocrisia (Gal 2,11-14). Né si lasciò mai correggere, al contrario, Paolo parlava di rivelazioni proprie e si oppose in modo minaccioso alle rivelazioni dello Spirito delle prime comunità che potevano mettere in discussione i suoi insegnamenti. Disse che la sua ignoranza in merito all'istruzione diretta di Gesù per lui aveva poca importanza.
Paolo, ponendosi al di sopra degli Apostoli e delle Comunità del cristianesimo originario e facendo concentrare l'attenzione sulla propria persona e sulla propria dottrina, pone di fatto le basi della Religione di Stato, che si attuerà più tardi per mezzo dell'imperatore Costantino con l'editto di Teodosio. Da questo momento la legge dei Dieci Comandamenti e il discorso della Montagna (fulcro del messaggio evangelico) passano in secondo piano. Paolo edifica la chiesa del culto (cosa a cui Gesù non aveva mai accennato) con vescovi e sacerdoti, riportando in vita riti antichi, cerimonie, talari, pulpiti e altari che facevano parte delle vecchie religioni seguite fino a quel momento, autorizzando i suoi seguaci Tito e Timoteo a nominare un vescovo da porre a fianco degli anziani: "Se uno aspira all'episcopato, desidera un nobile lavoro". (1 Tm 3,1). E già fin dall'inizio del 2° sec. viene istituita una rigida gerarchia ecclesiastica con a capo un vescovo che diventa potente come un re al quale nessun poteva obiettare alcun verdetto. Il vescovo della capitale, cioè di Roma, divenne il Papa che, nella religione pagana, era (guarda caso) il pontefice massimo.
Paolo, la cui dottrina appare caratterizzata da due aspetti fondamentali che rasentano l'ossessione, quello dello sottomissione al potere e quello della salvezza dovuta nella fede verso Cristo quale vittima sostitutiva, era un uomo a cui piaceva mangiare molta carne e cercò di riportare l'uso di tale alimento nelle mense dei primi cristiani che si opponevano alla violenza sugli animali e all'impura abitudine di mangiare animali. A tal proposito Egli afferma: "Continuate a mangiare tutto quanto si vende al macello, senza informarvi a motivo della vostra coscienza. Ma io non mangerò la carne se questo può scandalizzare un mio fratello." Questo dimostra quanto fosse sentita in quei tempi l'obiezione morale all'uso della carne che però Paolo riesce ad emarginare fino all'estinzione. Ed in effetti vi sono molte testimonianze a conferma del vegetarismo dei primi cristiani, se non altro perché lo erano le altre comunità spirituali del tempo come gli Ebioniti, i Nazorei, i Terapeuti, gli Gnostici, i Montanisti ed altri. E se nel corso di quasi due millenni di cattolicesimo miliardi di miliardi di animali sono stati massacrati e divorati dal clero e dalla gente comune, convinta dalla religione che questi sono stati fatti da Dio per essere mangiati dall'uomo, gran parte della responsabilità è dovuta a quel crapulone di S. Paolo.
Il potere a cui Paolo chiede sottomissione è quello dei romani la cui ferocia è conosciuta da tutti, come quello dei nazisti 20 secoli dopo a cui la Chiesa si allea inviando le sue benedizioni. Ma i forti per esistere hanno bisogno dei deboli e Paolo approva la condizione di schiavitù: "Servi, obbedite ai vostri padroni con rispetto e timore." (Lett Ef 6,5). "Voi servi obbedite in TUTTO ai vostri padroni." (Lett Col 3,22). "Ognuno sia soggetto alle autorità superiori, perché non vi è autorità che non venga da Dio e perciò chi si oppone al Potere si oppone all'ordine stabilito da Dio." S. Agostino più tardi concorda perfettamente con Paolo, anzi egli dice che la schiavitù è una punizione del peccato originale, per cui è ineliminabile. E papa Niccolò V più tardi applica alla lettera tale insegnamento. Nella sua bolla "Divino amore communiti" del 18.6.1452 legittima la schiavitù autorizzando il re portoghese a "conquistare i paesi degli infedeli, a cacciare i loro abitanti, a sottometterli, a soggiogarli ad una schiavitù eterna." Secondo tale editto il cristiano che scoprisse una terra di proprietà di un non-cristiano aveva il diritto di impossessarsi di quella terra.
Ma da dove trae S. Paolo le sue motivazioni in merito al Potere? Sicuramente dall'affermazione di Cristo che disse a Pilato: "Tu non avresti alcun potere su di me se non ti fosse stato dato dall'alto: per questo chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande:" (Gv 19.11). Tutto qui. Su questa affermazione sia Paolo che Agostino riescono a tessere una trama di apologia del potere dagli effetti devastanti. Se il potere laico è dato da Dio tanto più lo è quello religioso. Ed in effetti la Chiesa, specialmente nell'ultimo secolo, non solo ha giustificato il potere delle più aberranti dittature nazi-fasciste ma essa stessa si è dimostrata capace di ogni crimine nei confronti della civiltà e della vita.
Della cieca ed assoluta obbedienza al Potere predicata da S. Paolo Costantino vide l'arma più potente con cui sfruttare a suo vantaggio il crescente numero di cristiani senza più doverli sterminare. Infatti le persecuzioni a danno dei cristiani avvenivano non tanto perché questi rappresentassero una reale minaccia quanto perché si rifiutavano di adorare l'Imperatore (considerato una divinità che riuniva in se l'autorità civile e religiosa) e predicassero un Dio del cielo che avrebbe governato la terra. Ma quando l'Imperatore si rese conto che questa fede non poteva costituire una minaccia al suo potere decise di aprire le porte al cristianesimo e ai suoi vescovi i quali anche se sottraevano all'Imperatore il potere religioso restavano comunque sottomessi alla sua autorità.
Ma chi era l'imperatore che permise al cristianesimo di divenire la religione ufficiale dello stato? Costantino era un uomo crudele che amava la guerra, nelle sue molte battaglie sterminò molte tribù germaniche. Fece dare in pasto alle belve un gran numero di nemici sconfitti e dilaniare dagli orsi due prìncipi. In una guerra civile durata 10 anni riuscì a sottomettere gli imperatori delle altre parti dell'impero: i loro seguaci e le famiglie dei suoi nemici furono sterminate senza pietà. Costantino tagliò la gola a suo figlio, strangolò sua moglie, assassinò suo suocero e suo cognato; si faceva chiamare "rappresentante di Dio" e onorare come una divinità. E il clero, che cercava la connivenza con il Potere, lo chiamava "salvatore e redentore" del mondo.
Per i primi anni Costantino sostenne il paganesimo e fino a poco prima della sua morte non fu ufficialmente cristiano: si fece battezzare, come eretico, solo prima di morire. Si alleò con la Chiesa al fine di manipolare i suoi adepti. Donò grandi appezzamenti di terreno e restituì tutte le proprietà ecclesiastiche: la sola Chiesa di Roma ricevette più di una tonnellata d'oro e dieci d'argento. Finanziò giganteschi edifici ecclesiastici; esonerò il clero dalle imposte, gli conferì il diritto di eredità e gli affidò competenze giuridiche ed infine lasciò mano libera alla Chiesa nella persecuzione di persone di altra fede. Ma siccome, si sa, una mano lava l'altra, Costantino, uomo di grande astuzia, esigeva dalla Chiesa una contropartita. Infatti sempre più cristiani accettavano di andare in guerra e nel 314 coloro che rifiutavano venivano esclusi dalle comunità cristiane.
Costantino era considerato un dio e le eminenze ecclesiastiche, che venivano subito dopo di lui e che vivevano nello stesso sfarzo dell'imperatore (davanti ad un vescovo, seduto su un trono che era l'immagine del trono divino, ci si inginocchiava per salutarlo) e che lo adulavano con lusinghe di ogni genere, servivano a coprire i suoi crimini e a giustificare i suoi misfatti nei confronti della pubblica opinione. In questo periodo appare per la prima volta il termine di "cattolico", come distinzione delle cosiddette eresie e dagli eretici definiti "insani e dementi." Con queste premesse la vera religione cristiana, quella dell'umiltà, della povertà in spirito, della mitezza, della tolleranza, del "porgi l'altra guancia", venne per "sempre"? sacrificata a Paolo e a Costantino.
Ma il potere, una volta ottenuto va mantenuto ad ogni costo ed il mezzo più efficace è quello di reprimere tutto ciò che si oppone al pensiero che lo anima. Per mantenere il potere la Chiesa dovette non solo rinnegare gli ideali cristiani ma ricorrere ad ogni mezzo per poterlo perpetuare. Così, gradualmente, la Chiesa, che doveva essere la chiesa degli umili, dei miti, dei misericordiosi, si trasformò nella più tirannica e sanguinaria delle istituzioni. Nel solo periodo del Medioevo, tra crociate, guerre e persecuzioni hanno trovato la morte, a causa sua, non meno di 50 milioni di persone (quanto le vittime della seconda guerra mondiale) e circa altri 100 milioni di persone sono state sterminate dai conquistadores nell'opera di evangelizzazione forzata delle nuove terre nell'arco di due secoli.
Gli effetti dell'insegnamento di S. Paolo sul cristianesimo originario e, di conseguenza, sulle popolazioni furono devastanti. Da allora la Chiesa si è sentita giustificata ad imporre con la forza la sua dottrina, avallata anche da S. Agostino il quale riteneva, nelle sue Epistole, "necessario e salutare il castigo corporale." La facoltà di correggere con la forza il peccatore per avviarlo, anche suo malgrado, verso la Patria Celeste, mettendo in atto minacce e castighi considerati "atti d'amore forieri di salvezza," aprì di fatto le porte al capitolo più oscuro della Chiesa: se era lecito flagellare un adepto massacrare uno d'altra fede era cosa benedetta e voluta da Dio. Molti uomini del clero applicarono con zelo e con ferocia le indicazioni di Agostino e fecero largo uso della tortura istituita ufficialmente da papa Innocenzo IV. I più noti inquisitori e torturatori furono: S. Pietro Martire, S. Domenico, Bernardo Gui, Torquemada ecc.. Una nota particolare meritano: il cardinale Pierre Damiani, vissuto nell'anno mille, considerato come uno dei santi padri della Chiesa, il quale sosteneva che se un castigo di 50 frustate era lecito e salutare tanto più lo sarebbe stato uno di cento e di mille; e Trasmundo, abate del convento di Tremiti, che usava strappare gli occhi e mozzare lingue ai monaci che cadevano in errore. Resta la sconcertante sfrontatezza di questi uomini che pur agendo in modo antitetico al messaggio evangelico hanno avuto l'ardire di considerarsi seguaci di Cristo.
Come può una Chiesa ricca e potente ritenersi seguace di Colui che diceva di essere talmente povero da non avere dove posare il capo? (l'abate Saint Martin de Tours, aveva 20.000 schiavi nella sua lussuosissima dimora). Come può una Chiesa guerrafondaia, intollerante e capace dei crimini più orrendi considerasi seguace di Colui che diceva "porgi l'altra guancia" e che si è lasciato flagellare e crocefiggere pur di non reagire alla violenza? e che disse a Pietro "deponi la spada, perché chi di spada ferisce di spada perisce"? e che se avesse voluto combattere con armi la sua battaglia Dio gli avrebbe inviato un esercito di Angeli?
Come ha potuto la Chiesa di Cristo, che di Cristo certo non era, trasformarsi al punto di divenire, nelle sue espressioni, l'antitesi stessa del pensiero messianico ed essere peggiore delle peggiori orde barbariche? Basta ricordare lo sterminio di intere nazioni come quelle dei vandali, dei goti, degli slavi, le stragi degli albigesi, dei càtari, dei valdesi, dei calvinisti, degli hussiti, degli anabattisti, dei pagani, degli ebrei; la notte di S. Bartolomeo in cui furono trucidati 60 mila eretici e, in tempi più recenti, il genocidio (approvato dal Vaticano) in Croazia in cui tra il 1941 ed il 1943 vennero uccisi circa 750 mila serbi ortodossi. Basta ricordare che durante i moti del Risorgimento per l'unificazione d'Italia (a cui la Chiesa si opponeva) venivano raccolte palle di cannone inesplose con su la scritta "Da Pio IX ai suoi" per rendersi conto dei mezzi usati dal clero, contro la popolazione ribelle, nella sua missione "evangelizzatrice."
Bene dissero quei tre vescovi quando inviarono a Giulio III una perizia nella quale si diceva: "Nella nostra Chiesa non è rimasta nemmeno l'ombra dell'insegnamento apostolico." Bestemmiano coloro che affermano che questa sia stata la chiesa di Cristo e cercano di giustificare il suo passato oscurantista in cui regnavano sovrani vizi, privilegi, sete di potere e di ricchezza, intrighi, sesso sfrenato, congiure, omicidi, torture. Basti pensare che tra l'anno 890 e il 935 si succedettero ben 15 papi e che questi morirono tutti ammazzati in circostanze misteriose.
Come può un'istituzione che ha messo in atto i più crudeli e sofisticati mezzi di tortura avere l'ardire di definirsi cristiana? Con il falso pretesto che la punizione corporea serviva a salvare l'anima del peccatore, milioni di persone innocenti sono state impiccate, decapitate, squartate, arse vive, impalate. I mezzi di tortura più diffusi dai sicari della santa Inquisizione erano: lo stiramento delle membra del condannato, la storpiatura e rottura delle ossa, il rogo, lo strappo della lingua ecc. Spesso il condannato veniva tagliato a metà con una comune sega da boscaiolo; oppure rinchiuso in una gabbia di ferro o legno appesa alle mura della città dove restava esposto fino al disfacimento delle ossa. Inoltre veniva fatto largo uso della cosiddetta "vergine di Norimberga," una specie di sarcofago di ferro a due ante con aculei interni destinati a penetrare nel corpo del condannato; poi vi era il metodo della garrota con il suo tipico collare di ferro che uccideva la vittima per strangolamento o per la penetrazione di un aculeo di ferro nelle vertebre cervicali; il supplizio della ruota in cui gli arti umani venivano fatti passare attraverso i raggi come fossero di gomma. In un disegno di Gustavo Dorè si possono vedere i frati domenicani impegnati in una loro usuale pratica di conversione: all'eretico da conquistare alla fede di Cristo venivano bruciati lentamente i piedi fino ad ottenere dei monconi carbonizzati, poi passavano a bruciare le mani della vittima che si rifiutava di accettare il messaggio d'amore ed di tolleranza cristiana.
Sono tre i principi fondamentali dovuti a S. Paolo e a S. Agostino che hanno causato all'uomo e alla civiltà danni spaventosi: il concetto del potere che viene dall'alto (che ha portato la Chiesa nel corso di 15 secoli a macchiarsi dei crimini più neri: (guerre, sterminio di intere popolazione, persecuzioni ecc.) ; quello della demonizzazione della donna che ha portato sul rogo, accusate di stregoneria in un vera e propria caccia alle streghe, non meno di 20 mila donne; la legittimità, sancita da S. Agostino, della pena corporale per il peccatore che pone di fatto le basi della santa Inquisizione e dei suoi metodi della tortura.
Il morbo della legittimità dell'uso della violenza nell'opera di evangelizzazione, che si insinuò nel messaggio evangelico principalmente a causa di S. Agostino, fu ereditato da Innocenzo IV che istituzionalizzò il metodo della tortura nei processi religiosi e messo zelantemente in atto da S. Pietro martire (uno dei più feroci persecutori e torturatori di eretici), da S. Domenico e i suoi frati, da S. Cirillo (il primo grande persecutore degli ebrei che riuscì a fomentare un tale odio antisemita da costringerli in massa all'esilio): è a lui che si deve l'idea della "soluzione finale" del problema ebraico più tardi raccolta e messa in atto da Hitler.
Hitler fu l'erede diretto dell'antisemitismo cattolico; Stalin; nell'istituzione dei manicomi per i dissidenti, prese d'esempio il codice Teodosiano che definiva "insani di mente" coloro che si opponevano alla nuova religione cattolica; mentre dall'intolleranza e dai metodi coercitivi di S. Domenico hanno preso esempio i fondamentalismi islamici. Nel 1348, in una vera e propria crociata antisemita, iniziata dalla Chiesa fin dal IV secolo d. C., i cattolici massacrarono un numero impressionante di ebrei a Barcellona e a Chambery. Uno dei più feroci inquisitori e torturatori, appartenente all'ordine dei domenicani, e persecutore degli ebrei fu Tomas de Torquemada. Per mano di questi 6.840 eretici furono impiccati, 10.220 arsi vivi, 6.680 cadaveri furono riesumati, bruciati e disperse le ceneri, 97.371 condannati alle carceri a vita. Nel 1492 fece fuggire dalla Spagna 800 mila persone e bruciare i testi sacri, la Bibbia ed il Talmud. Analoghi provvedimenti, per volere pontificio, vennero presi in Sicilia, a Napoli ed in Provenza. Il 22 giugno del 1509 le autorità clericali imposero la cacciata di tutti gli ebrei da Treviso e più tardi, nel 1566 S. Pio V ordina la chiusura di tutte le sinagoghe, eccetto quella del ghetto. Gregorio XIII introduce le prediche coatte. Dopo la messa i cattolici erano autorizzati a sputare addosso agli ebrei e a prenderli a sassate. In tempi più recenti papa Pio IX asseriva: "Quando parlano gli ebrei mi pare di sentire il latrato dei cani."
Oltre agli ebrei la Chiesa cattolica si accanì' in modo feroce e capillare contro la comunità dei valdesi, fatta da laici e gente semplice. La loro colpa era quella di rifiutare il sacerdozio, l'autorità papale e di non credere alla divinità della Madonna. Furono perseguiti senza pietà in Italia ed in qualunque altro paese, fino a portali quasi al totale sterminio: distruzione di intere città, massacri collettivi, impiccagioni, incendi, sgozzamenti, squartamenti, mutilazioni ecc. Solo nelle terre di Calabria la Chiesa causò la morte di almeno 4 mila valdesi; altri 1600 furono condannati a remare a vita nelle galere spagnole e altre migliaia e migliaia di persone furono massacrate negli anni successivi.
Un' altra funesta conseguenza del potere e dell'intolleranza cattolica fu l'orrore delle crociate che con il pretesto di liberare il Santo Sepolcro i soldati di Cristo (mercenari in cerca di gloria e di bottino assoldati dalla Chiesa) nel 1096 al grido "Dio lo vuole" e con la benedizione del papa Urbano II, nel corso della loro marcia massacrarono 4.000 ungheresi ed un numero imprecisato di ebrei, ed altre 4.000 persone furono sterminate durante la conquista di Gerusalemme.
L'altro aspetto inquietante quanto mostruoso fu la demonizzazione della donna. Questo aspetto della politica maschilista della chiesa cattolica trae le sue origini da S. Paolo che per primo dettò discriminanti nei confronti della donna che considera un essere inferiore rispetto all'uomo, non creata ad immagine di Dio. S. Paolo obbliga la donna ad indossare il velo durante la preghiera come segno di inferiorità, per vergognarsi del peccato da lei indotto nel mondo. "Solo l'uomo è ad immagine di Dio, mentre la donna è ad immagine dell'uomo. Infatti la donna deriva dall'uomo ed è fatta per l'uomo. La donna ascolti l'istruzione in silenzio, con piena sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare all'uomo, ma se ne stia in pace." Allo stesso modo S. Agostino, seguendo l'insegnamento di S. Paolo, definisce la donna un essere inferiore e S. Tommaso d'Aquino relega la donna a strumento di procreazione subordinata interamente all'uomo. "La donna," dice, "è fisicamente e spiritualmente inferiore all'uomo; essa è un errore della natura, una sorta di maschio mutilato, sbagliato, malriuscito."
Ma è nel Medioevo che la donna raggiunge l'apice delle sue disgrazie. Il corpo della donna viene considerato come il simulacro di Satana e i monaci si chiedono come mai l'Onnipotente avesse inserito nella magnificenza del creato un essere così immondo. Con la bolla papale di Innocenzo IV del 1484 si apre ufficialmente l'opera di persecuzione delle donne messa in atto dai domenicani che accusavano la donna di scatenare grandinate, venti dannosi, fulmini, alluvioni, di procurare sterilità agli uomini e agli animali e i bambini che non divoravano o non uccidevano li offrivano ai diavoli. Così tra il 1450 ed il 1700 nella sola Europa non meno di 20 mila donne furono torturate, ridotte in schiavitù, bruciate vive. S. Carlo Borromeo, che amava presenziare all'esecuzione e aiutare gli incaricati ad attizzare il fuoco, oltre ad accusare le donne di andare liberamente per strada e di salire "impunemente"sulle carrozze, arrivò a far erigere in tutte le chiese palizzate tra le navate in modo da separare gli uomini dalle donne. Egli legittimava la persecuzione affermando: "Le streghe esistono, per il fatto che ogni giorno ne vengono condannate ed uccise."
Molti altri Santi seguirono lo stesso esempio: S. Giovanni Crisostomo invita la donna ad essere sottomessa all'uomo, suo signore. Papa Pio II dice: "Quando vedi una donna pensa che sia un demonio." Altri religiosi scrivono. "Ogni malvagità è piccola nei confronti della malvagità della donna. E' meglio l'empietà dell'uomo di una donna che fa del bene."
La follia della demonizzazione maschiocentrica si estese ben presto anche agli animali e a pagarne le terribili conseguenze furono principalmente i gatti neri. La leggenda che questo felino incarnasse il demonio nasce nel 1025 con un altro Santo, S. Clemente che si dice avesse messo in fuga un gatto nero perché... incarnava il diavolo. Gregorio IX, accusando per lettera le popolazioni nordiche di adorare Satana sotto forma di gatto nero, istituisce l'inquisizione contro questi sventurati animali. Questa delirante crociata portò in breve tempo allo sterminio di quasi tutti i gatti d'Europa che ben presto fu invasa da grossi roditori venuti dall'Asia diffondendo il bacillo della peste generata da una pulce che vive nei peli del ratto nero. Le conseguenze furono di proporzioni apocalittiche: un terzo, se non la metà, della popolazione europea (intorno al 1300) morì nel giro di due anni.
Se gli orrori commessi da qualsiasi istituzione umana sono esecrabili, commessi da coloro che si definiscono seguaci di Cristo, cioè di Colui che ha fatto dell'umiltà, della tolleranza, della mitezza, della giustizia il cardine del suo pensiero, è una bestemmia. L'attuale potere della Chiesa cattolica è mantenuto dalla sconfinata folla di fedeli che non conoscono i misfatti del suo passato e che sono convinti che seguire la Chiesa equivale a seguire Cristo. Ma se la gente fosse a conoscenza dei crimini da lei commessi fino a pochi decenni fa pochi continuerebbero a definirsi cattolici.
All'uomo di fede può sorgere il dubbio se sia giusto, per il bene individuale e collettivo, porsi in atteggiamento di critica nei confronti del cattivo operato di "Santa Romana Chiesa." Io ritengo che la scelta deve cadere, come diceva Gesù, sui risultati: "Dai frutti si riconosceranno gli alberi." Se la Chiesa si è manifestata antitetica al messaggio messianico ciò è dovuto proprio al fatto che non è stato possibile contrapporsi criticamente al suo operato, e siccome l'inerzia di un popolo (dovuta alla paura del castigo e all'ignoranza) è sempre stata il piedistallo di ogni tirannia, ritengo non solo giusto ma doveroso per chi ama veramente Cristo, per chi vuole renderGli giustizia, per chi vuole una Chiesa che sia realmente la Chiesa di Gesù di Nazareth e dei suoi Apostoli, porsi sempre, per il bene di tutti, in attento e costruttivo spirito critico.
Siccome Gesù insegnava l'umiltà mentre la Chiesa si è rivelata arrogante e potente; siccome Gesù insegnava la tolleranza e la Chiesa si è rivelata intollerante fino al parossismo; siccome Gesù insegnava la mitezza e la misericordia e la Chiesa si è rivelata ingiusta e crudele; siccome Gesù insegnava la povertà e la Chiesa si è rivelata tra le più ricche e potenti istituzioni del mondo; siccome la Chiesa ha seguito gli insegnamenti di S. Paolo e di S. Agostino più che gli insegnamenti di Gesù Cristo, ritengo che non abbia il diritto di definirsi cristiana ma "paolina."
Certo non si possono addebitare al deviante insegnamento di S. Paolo e al pensiero di S. Agostino tutte le ingiustizie commesse del cattolicesimo, però senza questi due "santi padri"della Chiesa sicuramente la storia del cristianesimo sarebbe stata più umana. E anche se la Chiesa non ha prodotto solo cose cattive (molti hanno incarnato fedelmente il pensiero di Cristo) il braccio della bilancia pende inesorabilmente dalla parte negativa. Che cosa vogliamo? Che la Chiesa si batta il petto riconoscendo i suoi errori e chieda perdono a Dio, all'umanità e al creato per tanti anni quanti sono stati quelli dei suoi errori. La fedele incarnazione dei dettami di Cristo sarà la tangibile dimostrazione del suo rinnovamento.
di Franco Libero Manco - fonte http://www.luigiboschi.it/?q=node/35275
Pubblicato il 28-08-10
Cosa mangia Dio a colazione?
Avete mai sentito che in qualche tradizione religiosa gli angeli o gli dei usino mangiare animali?
Il titolo è certamente provocatorio, dal momento che Dio è, per definizione, un'entità spitituale e non ha bisogno di alimentarsi come gli organismi costituiti di materia. Ma volendo immaginare che Dio, venuto sulla terra in sembianze umane, abbia necessità di nutrirsi come noi mortali, che cosa sceglierebbe per i suoi pasti?
Per rispondere a questa domanda credo sia necessario porre delle premesse, e cioè: se Dio è il creatore degli esseri viventi ai quali ha dato oltre la vita, la possibilità di evolversi attraverso l'esperienza dell'esistenza, li ha dotati di percezione del dolore e paura della morte, sarà difficile immaginare che scelga di nutrirsi con le carni delle sue stesse creature, causando violenza e dolore e stroncando con la loro morte la possibilità di evolvere. Sarebbe una contraddizione in termini, sarebbe il "distruttore" della sua stessa opera.
Se Dio è buono, giusto e compassionevole non potrebbe giustificare l'uccisione di un essere senziente per puro piacere gastronomico, dal momento che molte sono le pietanze che potrebbe mangiare senza causare dolore ingiustificato. Tralasciando di parlare della crudele legge naturale in grado di mettere in discussione la bontà stessa di Dio ed in crisi la fede di qualunque animalista; credo che Dio non imponga l'esistenza (che giustizia sarebbe?) e che sono le stesse creature, esistenti da sempre in forma energetica, abbiano necessità di manifestarsi in un corpo fisico per proseguire il loro cammino evolutivo; credo che ogni forma fisica sia la concretizzazione materiale del suo contenuto energetico che si esprime a seconda della sua evoluzione integrale; credo che non sia Dio la causa della legge per mezzo della quale gli animali si sbranino tra loro: se Dio non fosse effettivamente buono e giusto non avrebbe dato alle cose la possibilità di esistere e di evolvere dal momento che la creazione non aggiunge nulla a Dio. Ma questa è solo una mia interpretazione delle cose.
Se Dio si incarnasse in un leone (perché no?) sarebbe certamente carnivoro; se scegliesse di incarnarsi in un cavallo si nutrirebbe di vegetali, ma se si incarnasse in un essere fruttariano non potrebbe che nutrirsi degli alimenti per cui è strutturato il suo organismo.
Dunque, a meno che Dio non voglia il male e la rovina della sua stessa creazione (a che scopo l'avrebbe creata?) se dovesse nutrirsi come un essere umano sicuramente sceglierebbe la frutta, maturata alla luce del sole sotto i raggi cosmici e magnetici (non certo sotto la pelle dolorante di un animale allevato in una stalla puzzolente); sceglierebbe di mangiare la cosa più nobile, pura, benefica, innocente, più bella ed evoluta della creazione, il solo alimento che non richiede l'uccisione né la sofferenza di alcuna creatura. Altrimenti la scelta di Dio sarebbe in contraddizione non solo con ciò che hanno affermato i grandi mistici (si presume ispirati da Dio stesso) di ogni tempo e religione i quali avvisano che non vi può essere elevazione spirituale se non si esclude la carne dalla propria alimentazione, ma sarebbe anche causa della dannosità dei prodotti carnei sull'organismo umano portatori delle peggiori patologie; inoltre Dio si renderebbe responsabile non solo dell'inquinamento del pianeta ma della fame nel mondo e della distruzione delle foreste, abbattute per reperire pascoli per gli animali d'allevamento.
La scelta alimentare di Dio sarebbe un appello ad emulare le sue scelte e questo giustificherebbe l'esistenza dei mattatoi dove gli animali agonizzano sotto i coltelli e le seghe dei macellai; sarebbe un invito a non dare valore, importanza alla sofferenza delle sue creature e questo indurrebbe gli umani a reprimere il sentimento di compassione che nutrono nei confronti degli animali e che inevitabilmente si estenderebbe anche nei confronti degli esseri umani. E dal momento che la pietà e la compassione sono i pilastri su cui si fonda la dottrina spirituale, sarebbe in palese contraddizione con i dettami dello spirito e quindi dell'evoluzione umana e della realizzazione di un mondo di pace fondato sulla misericordia e sull'amore.
Coloro che si arroccano sulla presunzione della visione antropocentrica della vita potrebbero obiettare che il tutto esiste per i benefici dell'uomo. Ed è questo è il punto: i benefici per l'uomo (e non solo). Mangiare carne è ciò che maggiormente danneggia l'individuo non solo sotto l'aspetto salutistico, ma morale, etico, spirituale, economico e induce l'individuo all'insensibilità e all'indifferenza verso il dolore dei più deboli: in antitesi con l'insegnamento stesso di Gesù.
di Franco Libero Manco - fonte http://www.luigiboschi.it/?q=node/35135
Pubblicato il 23-08-10
Vitello fedele
Animali e religione: la festa di San Bernardino a Bernalda (MT)
GEAPRESS – Il 23 agosto a Bernalda (MT) durante la festa di San Bernardino da Siena un piccolo Vitello lattante sarà costretto ad inginocchiarsi davanti alla statua del Santo. Per i bernaldesi è la rievocazione di un fatto realmente accaduto. Che sia vero o no non è importante.
Se il fatto è realmente accaduto, questo riguarda solo il Santo ed il Vitello.
Estremamente grave è il fatto che un piccolo Vitello lattante, offerto (OFFERTO!) da un macellaio della zona, sia obbligato (OBBLIGATO!) ad aspettare sul sagrato della chiesa e che sia costretto (COSTRETTO!) ad inginocchiarsi davanti alla statua del Santo.
E se il malaugurato Vitello, scelto per la festa, è buddista od ateo? Cosa c'entra un Vitello con una religione, ed i suoi riti, tutta umana?
Il Vitello bardato con fiori di stoffa ed altri ammennicoli, vive con terrore la folla, gli archibugieri, gli sbandieratori, viene dato in pasto alla curiosità della gente, che sorride (tenerezza?) mentre beve il latte dal biberon; prima o poi (un poi molto vicino) sarà macellato e mangiato forse dagli stessi che lo hanno guardato con tenerezza.
I video ufficiali della festa non fanno mai vedere COME il Vitello si inginocchia davanti al Santo, sicuramente con la forza, altrimenti ci sarebbe un miracolo.
Maltrattamento di animale, programmato e consumato, si tratta solo di questo. Al Sindaco di Bernalda garante, come tutti i Sindaci, del benessere degli animali sul proprio territorio comunale, chiediamo di vietare la tortura e la gogna del Vitello.
Gli organizzatori vanno diffidati da mettere in atto un comportamento lesivo dell'integrità del Vitello. Al piccolo vanno garantite non solo l'integrità ma anche la dignità. Ai Cittadini di Bernalda ricordiamo che ” Grandezza e progresso morale di una nazione si possono giudicare dal modo in cui tratta gli animali – Gandhi”
fonte GEAPRESS - http://www.geapress.org/corse-palii-giostre/vitello-fedele/3961
Pubblicato il 25-07-10
La chiesa cattolica allergica agli animali
LE POCHE VOCI IN DIFESA DEGLI ANIMALI E DELL'AMBIENTE RESTANO SEMPRE LETTERA MORTA.
Negli attuali allarmanti scenari previsti a causa dei cambiamenti climatici, il progressivo inquinamento e la distruzione della natura, non vi è organismo, ente, corporazione, movimento che non esprima le sue vibranti preoccupazioni. Il solo organismo che sembra tuttaltro che preoccupato è la Chiesa cattolica la quale per mezzo del suo attuale pontefice si limita a suggerire politiche intese a conciliare gli interessi dell'uomo con la protezione dell'ambiente. Per la Chiesa gli animali e la natura sono gli ultimi dei suoi problemi, come se la Vita stessa non dipendesse da loro. Se la Chiesa non interviene a detronizzare l'uomo dal centro dell'universo tra non molto non ci saranno anime da salvare.
In ben 4 concili, in passato, la Chiesa cattolica ha sentito la necessità di ribadire l'obbligo per il clero di mangiare la carne pena la scomunica e la destituzioni dei pubblici ministeri se qualcuno si fosse astenuto non per mortificazione personale ma per rispetto agli animali: concilio di Ankara (314), Gangrense (324), Braga (577) e Aquisgrana (816).
UN PO' DI CRONISTORIA RECENTE
"L'anticristo sarà un convinto spiritualista, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo". Queste parole, del filosofo russo Solovev, vengono citate dal cardinale Giacomo Biffi durante il Convegno del 14 marzo 2000 a Bologna organizzato dalla Fondazione Russa Cristiana. Tali parole vengono espresse nuovamente il 27 febbraio 2007 dall'Arcivescovo di Bologna che, sempre citando l'opera di Solovev ricorda al Pontefice e alla Curia Romana che "l'anticristo si presenta come pacifista, ecologista ed ecumenista".
Il vescovo di Orvieto Lucio Grandoni nel mese di maggio 2003, in una telefonata di con un animalista che protestava civilmente contro il sacrificio della colomba per la Pentecoste ha detto: “Io gli animalisti li metterei tutti al muro, o al forno.
Mons. Caffara in un omelia nella Clinica Veterianaria dell'Università di Bologna il 28 gennaio 2005 ha detto:
”Il primo punto sul quale vorrei attirare la vostra attenzione è l'affermazione della essenziale diversità dell'uomo dall'animale, che fonda una superiorità ontologica ed assiologica del primo nei confronti dell'altro. È il «principio-persona», vera colonna portante della nostra visione della realtà. Essere persona umana è più che essere animale; essere persona umana è meglio che essere animale. La persona è dotata di una preziosità che l'animale non possiede. L'uomo, non l'animale, è pertanto «ad immagine e somiglianza di Dio» La superiorità ontologica ed assiologica dell'uomo nei confronti dell'animale fonda il rapporto di dominio nei confronti della animale da parte dell'uomo, il che equivale al rapporto di uso. La natura ed in essa l'animale non ha in sé nulla di sacro o di divino. Dominio/uso significa dunque un vero potere che l'uomo ha nei confronti dell'animale in ordine a scopi che egli si prefigge: «Tutto hai posto sotto i suoi piedi; tutti i greggi e gli armenti, tutte le bestie della campagna» Dominio/uso non significa che la natura ed in esso l'animale sia a totale disposizione dell'uomo…è nella obbedienza al Creatore che l'uomo esercita il suo dominio su tutto il creato. Lo “sposalizio” fra tecnica e natura è la via da percorrere per evitare sia il fossato di una riduzione dell'uomo alla natura sia di cadere nel fossato di una dominazione violenta a cui cioè non ha diritto, dell'uomo sulla natura e sull'animale…Esistono doveri-diritti reciproci fra le persone; non esiste una correlazione del genere fra la persona e l'animale. L'animale non ha diritti. Il diritto infatti sussiste sempre all'interno di una relazione fra l'uomo che possiede quella facoltà e gli altri che la devono rispettare. Ciò non significa che il dominio/uso dell'uomo non abbia limiti obiettivi. I limiti sono fondati sulla natura ragionevole dell'uomo; ciò che l'uomo deve a se stesso è di agire ragionevolmente quando si rapporta all'animale. Comportamenti di obiettiva crudeltà verso l'animale non sono indegni dell'animale [solo la persona ha una dignità], ma sono indegni dell'uomo che li pone in essere. Comportamenti di equiparazione dell'animale all'uomo non sono segno di rispetto all'animale [solo la persona merita rispetto], ma sono un atto di ingiustizia verso l'uomo perché lo degradano dalla sua regale dignità”.
Molto edificante.
LE DICHIARAZIONI APPREZZABILI MA IN CONTRADDIZIONE
Nel lontano 1981così scrivevano i vescovi tedeschi: “Solo nella solidarietà con il resto della creazione, solo nel comportamento responsabile verso il mondo degli animali, delle piante e delle cose, l'uomo può a lungo andare vivere come signore della creazione senza diventare schiavo delle sue manie di grandezza. Le chiese si sottraggono alle premesse per tutti gli esperimenti che hanno come vittime gli animali. Inoltre occorre spiegare che incoraggiando diete a maggior carattere vegetale si risparmierebbe la vita a tanti animali e si ottimizzerebbe l'energia solare rendendo sufficiente il cibo per tutta l'umanità. Infatti la trasformazione dei valori nutrizionali dal vegetale all'animale comporta tanti e tali sprechi che le proteine nobili divengono un peso deficitario per il genere umano”. Apprezzabile ma rimaste lettera morta.
Nello stesso anno, il 12 ottobre 1981, in un messaggio al popolo brasiliano trasmesso in cento lingue, il Papa Giovanni Paolo II nell'Enciclica “Laborem Exercens” ribadisce l'infausto concetto biblico: “L'uomo ha la missione, il dovere, la facoltà piena di soggiogare la terra”. Per fortuna nelle successive dichiarazioni una blanda inversione di posizione e l'11 novembre 1981 dice: “Esprimo il mio incoraggiamento nell'opera per la salvaguardia del patrimonio della natura e per la protezione degli animali nostri fratelli più piccoli. E il 12 marzo del 1999 inoltra richiesta ai governanti ad “Un esame di coscienza sui peccati contro l'ambiente naturale”. Successivamente nell'udienza del 17 gennaio 2001 così dice: “Soprattutto nel nostro tempo l'uomo ha devastato senza esitazioni, pianure e valli boscose, inquinato acque, deformato l'habitat della terra, reso irrespirabile l'aria, sconvolto i sistemi idro-geologici e atmosferici, desertificato spazi verdeggianti, compiuto forme di industrializzazione selvaggia”.
E nell'agosto del 2002 da Johannesburg rivolge ai capi di stato e di governo presenti un invito a trovare vie efficaci per uno sviluppo umano integrale, tenendo conto delle dimensione economica, sociale e ambientale. Nel giugno del 2002 da Venezia arriva una dichiarazione firmata da Giovanni Paiolo II e del patriarca Bartomeo sul tema: “Religione, scienza e ambiente, per il bene di tutti gli esseri umani e la protezione del creato”. “Occorre educare le persone ad una consapevolezza ecologica, occorre un atto di pentimento da parte nostra. Il problema non è meramente economico e tecnologico, ma di ordine morale e spirituale. Occorre trovare una soluzione che possa indurci a cambiare il nostro stile di vita ed i nostri insostenibili modelli di consumo. Occorre una nuova cultura che si ispiri ad un comportamento etico nei confronti dell'ambiente. Che sottolinei l'interdipendenza e i principi di solidarietà universale”. Anche queste rimaste lettera morta.
Nella quarta consultazione delle Conferenze Episcopali Europee sul tema: “Lavoro e responsabilità verso il creato” svoltasi a Venezia nel maggio del 2002, tra l'altro si dice: “…L'attuale sistema economico non è sostenibile e ciò causa conseguenze negative alla salute umana. Questo stato di cose richiede un cambiamento profondo dei valori di riferimento economici e culturali e del rapporto con la natura”.
Il prof. Don Karl Golser sul tema: “Responsabilità per il creato, un impegno per i cristiani” nel febbraio 2001 a Roma, dice: “Un'ecologia umana che renda più dignitosa l'esistenza delle creature, proteggendone il bene radicale della vita in tutte le sue manifestazioni”.A marzo del 2002 il prof. Golser sul tema “Il creato e la liturgia”. In tale assemblea ecumenica a Basilea era stato proposto che si realizzasse ogni anno una settimana ecumenica per la giustizia, la pace e la salvaguardia del creato. E il patriarca di Costantinopoli Dimitrios aveva proposto si celebrasse ogni anno la “Giornata per il creato” a tale scopo veniva accolta in Svizzera, dall'Associazione Ecumenica Chiese e Ambiente un tema annuale: nel 1993 “Più energia. Nel 1994 “L'animale e noi”. Nel 1998 “Santa biodiversita”. Nel 2000 “fratello sole”. Nel 2002 “L'aria e la vita”. Il prof. Gosler individua una doppia pista circa la salvaguardia dell'ambiente: quella biblico-teologica che interpreta il dominio della terra che Dio ha affidato all'uomo come impegno di responsabilità e custodia e quella etica in cui si evidenzia il nesso tra l'agire umano e l'integrità del creato.
In Australia è stata costituita nel 1992 l'Associazione responsabilità per il creato. In Germania quella “Agire per il futuro della creazione. In Ungheria sono stati elaborati per le scuole programmi per l'insegnamento per l'educazione al rispetto per la natura. In Belgio, Spagna, in Portogallo, Svizzera e Slovacchia il tema mette al primo posto la responsabilità umana verso il creato.
Nell'Assemblea Ecumenica Europea a Graz nel 1997 si ribadisce la necessità della consapevolezza e la responsabilità verso il creato. “La creazione deve essere vista come l'opera di Dio Trinitario. Ciò conferisce alla creazione stessa una dimensione sacramentale, poiché Dio stesso è presente in lei… Tutte le creature sono in Dio e Dio è in loro… per questo è necessario riconoscere la dignità intrinseca di ogni creatura, avere una particolare solidarietà con tutte le creature che soffrono”. Nella stessa Assemblea viene raccomandato alle chiese di promuovere la salvaguardia del creato quale parte integrante della vita della Chiesa a tutti i suoi livelli e di organizzare una rete europea di responsabilità verso l'ambiente.
Benedetto XVI nel 2005 ha dichiarato che “Gli animali devono essere rispettati in quanto nostri compagni nella creazione. Mentre è lecito usarli per nutrirsene come cibo…”e invitava a salvare il Creato e a non dilapidare le risorse della terra minacciata da scelte e stili di vita che possono degradarla.
Come si può dedurre le poche voci a difesa degli animali e dell'ambiente nel seno della Chiesa cattolica non si traducono mai in fatti concreti. Si è mai sentito il papa che nell'omelia domenicale in piazza S. Pietro inviti i fedeli a rispettare gli animali? O che qualunque prete durante la messa domenicale ricordi ai cristiani che l'amore di Cristo deve essere esteso a tutte le creature viventi e a tutelare la natura? I bei proclami servono solo a scagionare le proprie responsabilità nei confronti dei danni che anche la Chiesa ha contribuito a determinare con la visione antropocentrica della vita che sta portando il pianeta al collasso di interi ecosistemi. Nel dicembre 2003 nella basilica di S. Giovanni in Laternano Mons. Angelo Scola, patriarca di Venezia, in un simposio tenuto apposta per ribadire la centralità dell'uomo nel creato, tra le altre cose ha detto: “L'antropocentrismo ed il cristianesimo stanno insieme o cadono insieme." E che importa se in nome di questo principio le foreste stanno scomparendo, se migliaia di specie animali sono in estinzione, se l'aria è irrespirabile, se la terra, i mari, i fiumi, i laghi sono avvelenati, se milioni di persone muoiono di fame a causa delle monoculture imposte dalle multinazionali alle popolazioni del Terzo Mondo, se l'umanità è in preda ad un'epidemia di malattie croniche dovuta ad un'alimentazione innaturale? L'importante è che l'uomo non perda la sua centralità: “L'antropocentrismo ed il cristianesimo stanno insieme o cadono insieme."E che dire del nuovo Catechismo Universale in cui si ribadisce non solo la legittimità dell'uomo di sperimentare sugli animali, ma servirsi degli stessi per il nutrimento, la confezione dei vestiti, per i propri bisogni e i piaceri dell'uomo? Niente come l'abitudine del mangiar carne contribuisce alla distruzione del pianeta: risulta che i preti siano grandi mangiatori di bistecche.
Non basta dire “la Chiesa ha denunciato il dissennato sfruttamento della natura” se poi insegna a considerare gli animali e la natura come oggetti ad uso e consumo dell'uomo. Se l'uomo si è rivelato sfruttatore insensibile e ingiusto rapace la colpa è anche o soprattutto della Chiesa che non saputo, mediante il giusto esempio, rendere gli uomini saggi amministratori dell'eredità di Dio. Quando Giovanni Paolo II nel 1993 affermava “Chi deturpa l'ambiente dovrà fare i conti con il tribunale di Dio”, forse intuiva che tra i primi ad essere giudicati e forse condannati saranno proprio quelli del clero.
di Franco Libero Manco - www.luigiboschi.it
Pubblicato il 25-06-10
Il 5° Comandamento - Non Uccidere
Oggi mi é capitato di riflettere su questo passo della Bibbia :
Quinto comandamento: " Non uccidere " ( Libro dell'Esodo 20,13 ) .
La maggior parte delle persone che hanno subito ( il più delle volte inconsapevolmente ) una forma di condizionamento religioso durante la crescita ha almeno una volta prestato attenzione a questo comandamento ...eppure per quanto abbiano cercato di martellarci il cranio con i 10 " condizionamenti " non sembra che siano stati scolpiti a dovere sulla nostra " tabula rasa “ malleabile e pronta all’uso . Con il passare degli anni devo confessarvi che mi ero scordato dei 10 “ condizionamenti “ …ogni tanto ci davo uno sguardo ma sembrava più un pro-forma …giusto per non fare brutta figura . Ogni volta che arrivavo al 5° mi fermavo e riflettevo . Mi chiedevo per quale motivo un insegnamento così profondo si scontrasse con la ritualità aritificiosa di quelle cerimonie solenni ed austere, in nome delle quali mangiare carne rappresentava addirittura un atto “ sacro “ . Mi sono detto…” ah forse intendevano dire non uccidere nessun essere umano “ ! Ho provato una sensazione di leggerezza e di conforto…Pfiuuu meno male…credevo che intendessero ogni essere vivente . Ahahah quanto sono stato ingenuo! Dopo qualche secondo sorge un’altra domanda ( il mio spirito critico risultava fastidioso anche a me stesso…era come se la vocina mentale mi dicesse “ Lascia perdere , taci, fai gli affari tuoi “! ) ... Mettiamo caso che il divieto riguardasse solo gli uomini…ma perché Gesù avrebbe voluto salvare gli uomini e consentire il massacro di qualsiasi altra forma vivente ? La mente iniziava a correre sempre più veloce… “ Uhmmmm…naaa non è possibile dai..Gesù…infinito amore, così buono e misericordioso ..non ci credo, non è possibile!Ci dev’essere qualcosa che non va!!!!” . Ho iniziato ad indagare…la risposta fu sempre la stessa : “ Ma è tradizione!!!Scusa è sempre stato così..arrivi tu e vuoi cambiare le cose ??? “ . Non volevo arrendermi e ancora oggi non mi arrendo… Ho pensato..forse è meglio che lo chieda ai diretti interessati..in fondo anche San Francesco parlava agli animali no ? Certo non sono San Francesco..o almeno non fisicamente...però credo che tutti abbiamo la stessa capacità telepatica

Sir Tomix
Pubblicato il 20-06-10
Che senso ha, dal punto di vista morale, la sofferenza degli animali?
Che senso ha, dal punto di vista morale, la sofferenza degli animali?
di Francesco Lamendola
Joseph François Babinski, morto nel 1935, che è stato uno dei più grandi neurologi del mondo, disse un giorno ad André Falize, già presidente della «Société pour la protection des animaux» di Parigi (citato in: Guglielmo Bonuzzi, «Questa, la civiltà degli animali», Bologna, Cappelli Editore, 1964, 1967, p. 75):
«Se si potessero conoscere tutte le sofferenze degli animali nello stesso istante e in ogni parte della Terra, vi sarebbe una tale visione spaventosa, che non si potrebbe più vivere non solo sereni, ma semplicemente VIVERE, poiché ai nervi sarebbe impossibile resistere.»
Ci eravamo posti, a suo tempo, la difficile questione se, dal punto di vista della teodicea - quella parte della teologia che studia la giustizia di Dio e il problema, ad esso collegato, del male presente nel mondo - la sofferenza degli animali sia, a differenza di quella umana, del tutto priva di speranza nella redenzione (cfr. l’articolo «Esiste, per gli animali, una possibilità di redenzione dalla sofferenza?», pubblicato sul sito di Arianna Editrice in data 23/03/2009).
Desideriamo ora tornare sull’argomento, affrontandolo da un punto di vista etico più generale:che senso ha il soffrire degli animali, se essi sono privi di anima e se non si dà, per loro, alcuna possibilità di sopravvivenza dopo la morte?
“Redimere” significa «affrancare, liberare o riscattare da ciò che opprime e reca danno, dolore, umiliazione e simili» (Zingarelli); etimologicamente deriva dal latino “redimĕre”, riscattare, composto di “red-“, che indica movimento inverso, ed “emĕre”, “comprare”: dunque, alla lettera, comprare una seconda volta, comprare da chi aveva già acquistato. Ma come può essere redenta la sofferenza di una creatura senz’anima? Questo è un punto centrale dell’etica; di un’etica, bene inteso, che non sia costruita unicamente in funzione degli esseri umani e delle loro esigenze, ma che tenga conto, per quanto possibile, delle esigenze di ogni essere vivente, nessuno escluso. Nel 1975 un taglialegna di nome Travis Walton venne rapito dagli alieni, sulle Montagne Rocciose dell’Arizona, e fatto oggetto di prelievi ed esperimenti a bordo del loro disco volante, prima di essere lasciato libero, cinque giorni dopo, in stato confusionale e di forte disidratazione. La sua storia è stata narrata dal regista Robert Lieberman nel film «Fire in the Sky» (titolo italiano, «Bagliori nel buio»), del 1993, basato sul libro scritto dallo stesso Travis per raccontare la sua allucinante esperienza. La sequenza più drammatica del film è quella in cui gli alieni, appartenenti alla razza dei cosiddetti “grigi”, sottopongono la cavia umana ad una serie di analisi dolorose e mostrano una assoluta indifferenza per la sua paura e la sua angoscia.
Ebbene, agli spettatori del film che sono usciti sconvolti dalla visione della pellicola, giova ricordare che tale procedura è esattamente quella adottata dagli esseri umani, in nome della loro scienza e del loro interesse economico, nei confronti di tutte le altre specie viventi del pianeta. I nostri studiosi procedono con la stessa brutale, spietata determinazione nell’eseguire esperimenti, prelievi ed altre pratiche invasive, anche di tipo psicologico, nei confronti delle cavie animali, del tutto incuranti della sofferenza e dei traumi che ne derivano, in genere sfocianti nella morte. Del resto, gli animali da laboratorio non vengono allevati esattamente per questo? E non vengono sacrificati a migliaia, senza che i rappresentanti delle religioni, i filosofi o gli intellettuali, spendano una sola parola di biasimo nei confronti di simili pratiche?
Dunque: un’etica che non contempli il punto di vista di tutte le creature viventi, ma solo della specie umana, è un’etica parziale ed ingiusta, basata sul principio della forza; ma chi ci assicura che, un domani (se non già oggi), creature più evolute di noi sul piano fisico e tecnologico - quello spirituale è un’altra cosa - non ci tratteranno così come noi trattiamo gli animali? E ciò non è implicito fin dalle premesse della nostra cosiddetta “rivoluzione scientifica”, allorché il tanto celebrato Galilei, per esempio, narra (nel «Saggiatore») di come una cicala viene lentamente vivisezionata ed, infine, uccisa, al solo scopo di comprendere da dove si produca il suo frinire, e ciò senza una sola parola di rammarico?
D’altra parte, la sofferenza che gli animali patiscono non è dovuta unicamente alla brutalità degli esseri umani, né alle loro esigenze di tipo alimentare (ammesso e non concesso che la dieta di questi ultimi debba essere necessariamente di tipo carnivoro). Gli animali, come l’uomo, soffrono per le malattie, per la fame e la sete, per la fatica, per il clima, per gli sconvolgimenti della natura: si pensi a quante migliaia di animali periscono atrocemente allorché scoppia un incendio spontaneo in una foresta. Infine, essi si divorano l’un l’atro, e sovente la loro morte è alquanto dolorosa: basti pensare al pesce che viene lentamente divorato dalla lampreda, che si è attaccata con la sua bocca spaventosa al corpo di quello; o al bruco che viene trasformato in cibo vivente per la prole di qualche insetto.
Alcuni poeti sensibili, come Virgilio nelle «Georgiche», hanno descritto la sofferenza degli animali, ad esempio lo sbigottimento del bue che vede il suo compagno di lavoro abbattersi sotto l’aratro, colpito dalla peste bovina; oppure il disperato dolore dell’usignolo a cui degli uomini crudeli hanno rubato i nidiacei. Pascoli, nella poesia «X Agosto», ci mostra una rondine uccisa dal cacciatore e caduta in terra, col cibo per i suoi rondinini ancora stretto nel becco: le sue ali aperte la fanno sembrare crocifissa e la sua tragedia è paragonata a quella del padre di famiglia che viene assassinato mentre torna a casa, portando delle bambole in dono per le sue bambine. Pirandello, nella novella «Rosso Malpelo», ci presenta infine un povero mulo, vecchio e sfinito, adibito al trasporto dello zolfo in una miniera, con le ginocchia tutte piagate per le continue cadute, sul quale si accanisce il bastone dell’uomo, senza la benché minima pietà. Che ciò sia dovuto all’azione dell’uomo oppure no, comunque, rimane il fatto che gli animali soffrono. E, a meno che si faccia come Cartesio, il quale negava loro la facoltà di provare realmente dolore, dato che essi non sarebbero altro che macchine dotate di istinto e capaci di emettere suoni, il dolore degli animali pone una questione estremamente seria sul terreno della morale e anche su quello della religione: che senso ha il loro soffrire, se per essi non v’è alcuna possibilità di redenzione? Nelle religioni monoteiste, tutte apertamente antropocentriche, il silenzio su tale questione è assordante. Eppure da essa dipende una questione decisiva: se, cioè, siamo capaci di concepire un’etica universale, che si apra alla totalità del creato, e che non sia soltanto ritagliata a misura del nostro interesse e del nostro utile immediato. Il filosofo e scrittore polacco Leszek Kolakowski, professore all’Università di Chicago, così affronta la spinosa questione nel suo libro «Se non esiste Dio» (titolo originale: «Religion. If There is no God», London, Fontana Press, 1993; traduzione italiana di Bruno Oddera, Bologna, Società Editrice Il Mulino, 1997, pp. 48-51):
«Strano a dirsi,la questione che sembra più imbarazzante e più difficile da conciliare con una teodicea cristiana scaturisce dalla realtà della sofferenza degli animali. Se ala sofferenza umana può essere attribuito un significato in termini di peccato, di castigo, di ammonimento, di prova, di redenzione, di ricompensa, la stessa cosa non è valida per gi animali; essi non sono moralmente colpevoli, non devono essere redenti, non hanno alcuna prospettiva di una vita eterna, eppure soffrono. Perché?
Al problema venne data una soluzione comoda, ma, ahimé, del tutto incredibile dai cartesiani ortodossi. La metafisica di Descartes implicava, in effetti, che ogni sorta di atti coinvolgenti la sensibilità e la percezione hanno luogo nell’anima immateriale,la quale non ha alcun reciproco rapporto causale con la macchina-corpo, e che possedere (o piuttosto essere) un’anima è un privilegio degli esseri umani; gli animali, essendo automi non senzienti, non soffrono, semplicemente, per quanto noi possiamo essere indotti dall’esperienza quotidiana a fantasticare l’opposto sulla base di analogie fuorvianti. Gli animali non possono essere stati molto soddisfatti di questa filosofia, in quanto i fisiologi cartesiani, abbastanza coerentemente, non si fecero scrupoli per quanto concerneva la vivisezione. Questa dottrina non sembra essere stata escogitata alo scopo di affrontare l’enigma teologico della sofferenza degli animali; risultò utile a tal fine ma solo in modo contingente e fu inaccettabile, sebbene per ragioni diverse, sia per i tomisti,sia per gli empiristi cristiani, come Gassendi.
Così lo spiacevole problema è rimasto senza una soluzione credibile e in realtà non ha interessato molto i teologi, il che non è sorprendente; tenuto conto delle enormi energie che deve aver assorbito il problema della sofferenza umana, non ne rimanevano molte per i topi, le trote e i gamberetti. Eppure esso venne affrontato da almeno due pensatori inglesi cristiani: C. S. Lewis (in “The problem of Pain” escogitò una soluzione semicartesiana. Egli afferma che si può attribuire agli animali la sensibilità, ma non la consapevolezza, e questo significa apparentemente che, sebbene essi soffrano, non percepiscono la successione dei singoli momenti di sofferenza, la quale, per conseguenza, non aumenta a causa della mera continuità. Lewis non rivela come sia pervenuto a questo approfondimento della psiche degli animali. Sembra ammettere che gli animali soffrono, ma afferma che, in assenza del ricordo continuo del dolore, soffrono diversamente dalle persone e meno. È necessario però spiegare perché soffrano comunque, e l’ipotesi più plausibile, a parere di Lewis, è che il demonio abbia corrotto il regno animale e incitato le creature a divorarsi a vicenda; questo accadde prima che l’uomo venisse creato, e probabilmente il suo compito era quello di riportare l’ordine, ma, essendo caduto egli stesso, omise di compiere questo dovere. Poiché gli animali non posseggono il genere di memoria che può sostenere una identità psicologica, è improbabile, stando a Lewis, che Dio abbuia dato loro il privilegio dell’immortalità; non v’è modo di far risuscitare lo stesso gatto, semplicemente perché non esiste nessuna identità “felina” nel senso psicologico. Lewis non esclude la possibilità, tuttavia, che alcuni animali domestici possano essere eternati, non nel loro interesse, ma come componenti di risorte cellule umane familiari.
Peter Geach è assai insoddisfatto di questa spiegazione. Pensa (in “Providence and Evil”) non soltanto che la psicologia animale di Lewis non abbia assolutamente alcun fondamento, ma che non offrirebbe nessuna soluzione nemmeno se fosse vera; ammesso, ipoteticaqmente, che gli animali non abbiano alcuna percezione de susseguirsi del dolore, essi soffrono ugualmente. E attribuire la responsabilità della loro sofferenza al Grande Nemico non basta per sottrarla al Creatore, che deve aver concesso l’opportuna autorizzazione, ed è pertanto ugualmente responsabile; per conseguenza, la teoria di Lewis, se fosse vera, sarebbe un argomento contro la bontà di Dio. Lo stesso Geach propone un altro punto di vista,. Non esiste semplicemente alcuna prova sostiene, del fatto che Dio, nella sua strategia dell’evoluzione, fosse interessato a minimizzare le sofferenze. Egli sembra, piuttosto, non preoccuparsi affatto del dolore degli animali e degli esseri umani. Questo non contraddice però la sua perfezione, in quanto quasi tutte le qualità che passano per virtù negli esseri umani (come la castità, il coraggio e persino la giustizia) non hanno senso quando si parla di Do e non si può pensare che egli condivida la compassione umana per le sofferenze fisiche altrui.
Se l’immagine di Lewis di un Dio che non impedisce a Satana di tormentare gli animali nega la bontà del Creatore, come può allora la concezione di Geach di un Dio che semplicemente non si cura delle sofferenze umane e di quelle degli animali lasciare intatta la sua benevolenza? È questo un enigma che Geach non cerca di chiarire. Sembra che quando vogliamo descrivere la bontà, nulla sia tanto essenziale, quanto la volontà di evitare sofferenze alle persone (o agli animali). un dio che è semplicemente indifferente non può essere il Dio amorevole dei cristiani. Forse il semicartesianismo di Lewis, che riduce la sofferenza degli animali a un livello appena percettibile e ne fa risalire l’origine alla malvagità del demonio, non è tutto sommato, una cattiva idea, e potremmo accontentarci di questa soluzione se soltanto egli potesse fornirci una ragione che la dimostri vera.
La questione è probabilmente meno urgente nella saggezza indù, che non ha mai tracciato un confine così netto tra gli uomini e le altre creature; e la dottrina della metempsicosi implica che la stessa anima potrebbe dimorare in successione sia in corpi di animali che di esseri umani. E in termini buddisti la questione della sofferenza e della liberazione dal dolore è la stessa, chiunque possa essere a soffrire. Pure, nell’ambito dell’antropologia cristiana, ogni sofferenza che non possa essere redenta né spiegata in termini di castigo pone un problema angosciante.
La concezione giudaica e cristiana del mondo, in contrasto con la tradizione orientale, non si è mai occupata molto delle creature inferiori, se non nei termini delle necessità umane. All’uomo biblico venne concesso il diritto di dominare e fruttare gli animali e l’idea orientale dell’unità e del carattere sacro di ogni forma di vita (enfaticamente espresso nel giainismo, ma presente, sembra, in tutte le ramificazioni dell’induismo e del buddismo) non è mai stata adottata dalla corrente principale del cristianesimo; abrogando i tabù alimentari dell’Antico Testamento, il cristianesimo eliminò definitivamente le qualità sacre attribuite al regno animale. San Francesco che conversa con fratello lupo e Sant’Antonio da Padova che predica ai pesci del mare, a Rimini, difficilmente personificano il tipico atteggiamento cristiano. Lo stesso Gesù non sembrava essere molto interessato alla vita non umana se non come fonte di cibo e occasionalmente di spunti per una parabola; egli esorcizzò i demoni da un energumeno immettendoli nei porci, spinse i pesci nelle reti dei pescatori e maledisse il fico sterile. Si può sostenere che, facendo dell’uomo il signore della terra e subordinando la natura alle sue necessità, la tradizione giudaico-cristiana incoraggiò la grande spinta del progresso tecnologico e scientifico sulla quale doveva essere edificata la civiltà occidentale. Le religioni che predicavano l’unità della vita e il rispetto indifferenziato nei suoi riguardi non si prestavano a favorire la conquista tecnologica della materia.»
Comunque, al di là di quel che dicono, o piuttosto non dicono, le religioni monoteiste sulla questione della sofferenza degli animali e sul loro statuto ontologico (e pur tenendo conto delle debite eccezioni, come quella di San Francesco d’Assisi), ci sembra indubitabile che ogni forma di compassione verso di essi si riduce a un puro esercizio di retorica, se non si ammette, almeno come ipotesi di lavoro, che gli animali possiedano realmente un principio spirituale perenne, comunque lo si voglia chiamare; e che in nome di tale principio la vita animale - come, del resto, ogni altra forma di vita - merita infinita considerazione e rispetto.
Rifiutare il paradigma cartesiano, dunque (comprese le sue possibili varanti semicartesiane) significa riconoscere nell’animale la stessa dignità intrinseca che, in teoria - ma solo in teoria! - si riconosce al proprio simile; e, inoltre, significa riconoscere una speciale fratellanza fra noi e gli animali, basata sulla comune esperienza del dolore. Proprio perché l’uomo sa cosa significhi la sofferenza, dovrebbe avere la massima sensibilità per la sofferenza degli animali ed astenersi, per quanto possibile, dall’aumentarla per inseguire esigenze futili e crudeli, come la smania di sfoggiare pellicce di foca che alimenta il massacro industriale di quegli animali. Chi ha vissuto a lungo con un cane, per esempio, sa - e usiamo il verbo “sapere” nel senso più estensivo del termine, che oltrepassa di molto il puro sapere razionale e matematico - che gli animali sono capaci di affetti, di sentimenti, di autentica grandezza d’animo; e che possono esserlo perfino in misura maggiore di certi esseri umani, i quali restano chiusi e corazzati nel proprio egoismo e nel proprio meschino calcolo personale.
Perché non ammettere che una rondine, lanciata in volo nel cielo alla ricerca del nutrimento, non provi un senso di gioiosa libertà, come lo prova il paracadutista che si lancia dall’aereo? Perché non ammettere che un cavallo, mentre corre sulla pianura erbosa e respira l’aria a pieni polmoni, prova un senso di euforia, di forza e di salute, come il ciclista che si lancia giù per una discesa, assaporando la gioia del movimento, della velocità, della vita stessa? E perché non ammettere che la lucertola, stesa ad accogliere i caldi raggi del sole da cui trae l’impulso vitale la sua circolazione, gode di quel calore e di quella luce, come ne gode un essere umano abbandonato sulla spiaggia, in faccia alle onde del mare?
Se gli animali sono suscettibili di provare emozioni; se sono capaci - come l’esperienza tante volte ci insegna - di provare anche dei sentimenti e di agire con discernimento, ovvero con autentica intelligenza: ebbene, che cosa manca loro perché li riconosciamo come dei fratelli minori, privi bensì della parola e del Logos razionale, ma non di tutto ciò che rende bella la vita, ivi compresa la capacità di sopportare il dolore in vista di un fine più alto, ad esempio quello di procurarsi il cibo per nutrire la prole? Ma allora, perché non ammettere che anche gli animali possiedono un’anima; e che il loro dolore può essere redento, come lo pensiamo del nostro?
www.ariannaeditrice.it
fonte http://www.mentereale.com
Pubblicato il 05-04-10
La vita deve vivere
http://www.chiliamacisegua.org/2010/04/05/la-vita-deve-vivere/
La vita deve vivere
Non esiste nazione immune dall’orrore di vite violate, strappate, calpestate, negate, disperse, maltrattate, soffocate con crudeltà efferata, indegna di chi professa civiltà ma non la coltiva.
Non esiste scempio più grande che uccidere la vita, di uomo, di animali, di albero.
Non esiste altra soluzione che impegnarci in prima persona, a difenderla.
Questa vita, che appartiene all'umanità intera.
Chiedendo di fermare, a chi governa il mondo, di ricordarsi di essere uomo tra uomini.
Per impedire l’omicidio dell’umanità, perpetrato ogni giorno sotto gli occhi di tutti.
Per non essere complici, correi del suicidio dell’uomo.
Per affermare il diritto alla vita che deve vivere, di ogni essere senziente.
*"Fin dalla giovinezza ho rinunciato all'uso della carne, e verrà un giorno in cui uomini come me considereranno l'omicidio di un animale alla stregua dell'omicidio di un essere umano".
Chiliamacisegua
www.chiliamacisegua.org
*Leonardo da Vinci
Un artista vegetariano che amava gli animali Lo avreste detto che Leonardo era vegetariano, ambientalista e amante degli animali? A darcene la prova è l'autorevole testimonianza di Giorgio Vasari. Nelle sue Vite lo storico racconta di come Leonardo "passando da i luoghi dove si vendevano uccelli, di sua mano cavandoli di gabbia e pagatogli a chi li vendeva il prezzo che n'era chiesto, li lasciava in aria a volo, restituendoli la perduta libertà".
Lo si potrebbe credere un atto bizzarro, ma non è così. Liberando quegli uccelli appena comperati al mercato, Leonardo non si è concesso semplicemente il lusso di un gesto stravagante.
Altre fonti rafforzano questa ipotesi.
Già dalle sue abitudini alimentari Leonardo si rivela un amante della natura, un uomo che ha fatto del rispetto del genere animale una regola di vita.
拝啓
日本における野良犬の運命
各位
このたび、文化的また進歩的な国である日本において、野良犬の問題を解決する為にとられている非道な方法を知り、驚き残念に思うものです。フジテレビで放映されたヴィデオ、ことに、飯田基晴氏監督のドキュメンタリー「犬と猫と人間と」は、日本の野良犬収容所でのガス室に於ける残虐行為を、世界中に暴露することになりました。
二十頭ないし三十頭の罪もない犬達が、鋼鉄の大きな箱に閉じ込められます。致命的な毒ガスが内部に流れ始めると、犬達は扉や強化ガラスを足で壊そうとするのです。その報われることのない努力をしているうちに、犬達の苦痛に満ちた喘ぎはしだいに弱まっていきます。
飯田基晴氏は、毎月約三十一万頭の犬が、こうした非道な苦しみの中で殺されていく、と公言なされています。
各位には、このような卑劣な行為を中止させるべく、ただちに行動していただきたく、また同時に、例えば、不妊手術のキャンペーンおよび犬の飼い主に自覚意識を持ってもらうようにするイニシアティヴなど、野良犬対策に文明的な解決方法を採用するよう働きかけていただきたく、よろしくお願い申し上げます。
私個人としましては、ヴィデオを流布させることで、日本における野良犬対策の非道な現状を、出来る限り多くの人々に知らせていくつもりです。
http://laverabestia.org/play.php?vid=1223
各位のご努力が実り、こうした現状が改善され、罪のない生き物たちに対する思いやりと配慮があるような、文明国ならそうあるべき時が来るのを待っております。
敬具
I fatti
http://it.netlog.com/go/explore/videos/videoid=it-5026092
A milioni soffocati nelle camere a gas Il destino dei cani randagi giapponesi
Un video apparso sul network giapponese Fuji tv, mostra le sofferenze vissute dai cani randagi una volta introdotti nelle camere a gas. Ogni volta circa 20-30 animali sono chiusi in una cassa d'acciaio. Dopo alcuni minuti un impiegato aziona il gas che è velocemente pompato nella struttura d'acciaio. Il veleno si diffonde e gli animali cercano invano di uscire dal portellone da cui sono entrati, ma quest’ultimo naturalmente è chiuso. Con le zampe tentano di rompere i vetri infrangibili della cassa. Si sentono i rantoli penosi e sofferenti dei randagi che diventano sempre più deboli. All'improvviso i cani smettono di abbaiare. «Tutti noi siamo responsabili di queste orrende pratiche - dichiara il regista Motoharu Iida al Mainichi Daily News - Ma ci sono alcune persone che fanno finta di non vedere perché la realtà è troppo penosa».
Ogni giorno quasi 1000 cani finiscono nelle camere a gas in Giappone, una tragica realtà che vivono gli animali domestici senza un padrone nel paese nipponico. Lo racconta il documentario «Cani, gatti e uomini» girato dal regista del Sol Levante, Motoharu Iida, che sta facendo grande rumore. Il regista, cifre alla mano, dichiara che ogni mese circa 310.000 amici a quattro zampe sono introdotti nelle camere a gas e soppressi dopo aver patito sofferenza atroci.
Video
http://laverabestia.org/play.php?vid=1223
http://www.dissapore.com/primo-piano/oscar-2010-the-cove-il-silenzio-degli-innocenti/
Oscar 2010 The Cove, il silenzio degli innocenti
Di Leonardo Ciomei
In certi momenti si mettono improvvisamente in moto ondate di consenso, maree di popolarità, e allora esplodono i casi. Piglia lo scrittore americano Jonathan Safran Foer.
Si parla con un furore impensabile del suo libro «Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?», edito da Guanda. Un’inchiesta sulle torture che polli, tacchini, maiali e mucche subiscono prima di finire nel nostro piatto.
Sul suolo patrio si è appena consumato il melodramma di Beppe Bigazzi, l’anziano buongustaio toscano cui la Rai ha rescisso il contratto per aver esaltato il piacere del gatto in umido.
E ora, The Cove, l’eco-documentario del regista Louie Psihoyos che racconta la mattanza dei delfini in Giappone, vince l’Oscar 2010.
Secondo voi come mai questi segnali arrivano tutti insieme? Noi ce lo siamo chiesto perché mangiamo gli animali, ma le risposte non sono state troppo originali.
Mangiare carne è immorale vs No, è naturale. La dieta vegetariana va bene vs No, il nostro corpo ha bisogno di proteine animali. Il gatto non si mangia vs E perché il cavallo sì?
Cosa aggiungono alla discussione le immagini cruente di The Cove? La mattanza dei delfini in Giappone non somiglia pericolosamente a quella dei tonni in Sicilia?
Forse il punto è proprio questo, farla finita una volta per sempre con la crudeltà.
The Cove racconta che ogni anno nella baia di Taiji, in Giappone, i pescatori intercettano le rotte migratorie dei delfini e, grazie a una barriera sonora realizzata con spranghe di ferro battute contro le imbarcazioni, spingono interi branchi verso la “baia della morte”. Chiusa l’imboccatura della baia con una rete, i delfini – parzialmente smembrati – attendono la morte dopo una lenta agonia che tingerà di rosso le acque del mare.
Il Giappone giustifica la mattanza con la necessità di destinare al consumo la carne di delfino, nonostante molti studi abbiano denunciato che contiene una quantità di mercurio superiore di nove volte al massimo consentito.
La stessa cosa succede nelle isole Fær Øer, paese membro del regno Unito di Danimarca. I cetacei vengono radunati e spinti a riva. L’obiettivo è ucciderli per ricavarne cibo e materie prime di ogni genere. Una mattanza strettamente regolamentata (il regolamento è qui, in inglese). Sono vietati fiocine e arpioni, e i delfini vengono uccisi tranciando la spina dorsale. Cosa che produce la morte entro 30 secondi, in linea con la macellazione bovina e suina diffusa in Europa. Ma ha anche l’effetto di troncare le principali arterie dell’animale con l’inevitabile finale delle acque drammaticamente tinte di rosso.
A parte le tecniche d’avanguardia utilizzate nel documentario, l’Oscar 2010 assegnato a The Cove premia gli sforzi fatti per dar conto di queste realtà disumane. Ci sono voluti mesi di appostamenti e metodi da incursori per eludere la “sorveglianza” dei pescatori. Ma grazie alle numerose telecamere spia che il regista e i suoi collaboratori sono riusciti a collocare, buona parte del mondo scoprirà una realtà agghiacciante e sconosciuta. Aspettando il film, premiato al Sundance americano e già passato per il Roma Film-Festival, questo è il trailer.
http://www.youtube.com/watch?v=OYKNCN1ESZM&feature=player_embedded
Petizione
http://www.beppegrillo.it/iniziative/whalesmassacre/
A
Administration of Japan
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Pubblicato il 29-03-10
Quinto: non uccidere. Le parole del Cristo
"Maledetto colui che con l'astuzia ferisce e distrugge le creature di Dio! Sì, maledetti i cacciatori, perché saranno cacciati, e per mano di uomini indegni riceveranno la stessa misericordia che hanno mostrato alle loro prede innocenti, la stessa!"
Gesù di Nazareth (dalle pergamene del Mar Morto)
Il Quinto Comandamento, "Non Uccidere", è essenziale nel discorso da noi intrapreso. Pur essendo un comandamento semplice e diretto, raramente viene preso alla lettera. L'ebraico letterale dell'Esodo 20.13, che lo presenta, dice "lo tirtzach". Secondo Reuben Alcalay, il termine tirtzach si riferisce a "qualsiasi genere di uccisione". La traduzione esatta, quindi, ci chiede di astenerci in toto dall'uccidere.
E' indubbio che un animale sia un essere vivente: nasce, cresce, si mantiene, si riproduce, invecchia e infine muore. Ciò che ha vita può essere ucciso, e uccidere vuol dire trasgredire un comandamento sacro quanto gli altri: "Perché Colui che ha detto "non commettere adulterio" ha detto anche "non uccidere". Ora se tu non commetti adulterio, e tuttavia uccidi, diventi un trasgressore della legge" (Giacomo 2. 10, 11.)
Il Vecchio Testamento contiene molte affermazioni a sostegno del vegetarianesimo. Si potrà obiettare che i cristiani non necessariamente accettano la Vecchia Legge, ma seguono il Nuovo Testamento. Gesù in persona, però, ha detto di fare diversamente: "Non pensate che io sia venuto ad abolire la legge, o i profeti: non sono venuto a distruggere ma a portare a compimento. In verità vi dico, finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure uno iota o un segno della legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel regno dei cieli." (Matteo 5. 17, 19).
Forse la ragione principale per cui un cristiano "trasgredirebbe la legge", nonostante l'ingiunzione biblica di astenersi dall'uccidere, è la credenza ampiamente diffusa che Gesù fosse carnivoro. Tuttavia Gesù era conosciuto come "Principe della Pace", e i suoi insegnamenti difficilmente si conciliano con l'uccisione degli animali. Tuttavia, il Nuovo Testamento più e più volte cita esempi di Gesù che chiedeva carne, una realtà che i mangiatori di carne hanno adottato come sanzione della loro scelta alimentare. Uno studio del greco originale del testo, però, rivela che Gesù non chiedeva veramente "Carne".
Sebbene la traduzione inglese del Vangelo menzioni "la carne" diciannove volte, i termini originali si traducono più correttamente con "cibo": broma = "cibo" (usato quattro volte); brosimos = "ciò che si può mangiare" (usato una volta); brosis = "cibo, o l'atto del mangiare" (usato quattro volte); prosphagion = "qualsiasi cosa da mangiare" (usato una volta); trophe = "nutrimento" (usato sei volte); phago = "mangiare" (usato tre volte).
Così "Avete della carne?" (Giovanni 21. 5) si dovrebbe leggere: "Avete qualcosa da mangiare?" E quando il Vangelo dice che i discepoli andarono a comprare carne (Giovanni 4. 8), una traduzione più letterale direbbe semplicemente che andarono a comprare "da mangiare". In tutti i casi il greco originale parla di "cibo" in generale e non necessariamente di "carne". Il problema allora si sposta sull'interpretazione del materiale originale, sulle traduzioni e, a volte, sulle cattive traduzioni. Alcune traduzioni inesatte della Bibbia ("Mare Rosso" al posto di "Mare dei Canneti") sono irrilevanti o perfino divertenti. Altre invece hanno conseguenze rilevanti, e nei casi in cui una versione inesatta è stata tramandata nei secoli, la troviamo a far parte integrante del canone della Bibbia. Se però analizziamo il contesto generale e il tenore di vita di Gesù, diventa difficile, se non impossibile, riconciliare la scelta di mangiare carne con la fede cristiana.
I cristiani carnivori lanciano una sfida: "Se la Bibbia incoraggia il vegetarianesimo, che cosa dite del miracolo dei pani e dei pesci?"
Alcuni studiosi della Bibbia, tenendo conto della natura misericordiosa di Gesù, suggeriscono che i "pesci" fossero una sorta di polpette, un tipo di cibo diffuso ancora oggi, fatto con una pianta marina conosciuta come pianta del pesce, che cresce in Oriente. Queste tenere piante marine vengono seccate al sole, poi ridotte in farina in un mortaio e infine cotte al forno come polpette. Nell'antica Babilonia le polpette di piante del pesce erano parte integrante dell'alimentazione, e molti giapponesi le considerano ancora oggi una delizia del palato. I musulmani le raccomandavano nell'alimentazione dei fedeli e, il punto più importante, erano un alimento noto ai tempi di Gesù. Esiste poi una considerazione di carattere pratico: nella cesta del pane era più probabile che si conservassero polpette cotte al forno piuttosto che pesce crudo, destinato in quel clima caldo ad andare a male molto rapidamente, rovinando qualsiasi altro cibo contenuto nella cesta.
E' anche possibile che "pane e pesci" avesse un significato simbolico piuttosto che letterale, precedente non insolito nelle scritture sacre. Il pane è un simbolo cristiano del corpo di Cristo, o Sostanza Divina, e "pesce" era una parola in codice della Chiesa antica, quando i primi cristiani dovevano nascondere la propria identità per sfuggire alle persecuzioni. Ancora più importante, nei primi manoscritti del Vangelo non si fa menzione del pesce; il miracolo è descritto come pane e frutta. La prima edizione del Nuovo Testamento a menzionare il pesce come parte del miracolo è il Codex Sinaiticus.
Nonostante tutto, ci sono alcuni che non riescono a prescindere dall'esempio tradizionale dei pani e dei pesci. A tali persone va fatto osservare che, se pure Gesù mangiò del pesce, egli non diede agli altri alcuna dispensa di fare altrettanto in suo nome.
L'agnello pasquale
L'agnello pasquale rappresenta un problema per i cristiani vegetariani. L'Ultima Cena è stata una Pasqua ebraica che Gesù e gli Apostoli hanno celebrato banchettando con la carne di un agnello? I primi tre vangeli dicono che l'Ultima Cena era la cena della Pasqua ebraica, indicando così implicitamente che Gesù e suoi seguaci mangiarono l'agnello pasquale (Matteo 26. 17, Marco 16. 16, Luca 22. 13). Giovanni invece dice che l'Ultima Cena ebbe luogo prima: "Ora, prima della festa del passaggio (la Pasqua ebraica), Gesù, sapendo che era giunta la sua ora... si alzò da tavola e lasciò cadere i suoi vestiti, e prese un asciugamano e con esso si cinse la vita." (Giovanni 13. 1-4). Se la sequenza temporale è stata diversa, allora l'Ultima Cena non è stata un banchetto di Pasqua.
Nel libro Why Kill For Food?, lo storico inglese Geoffrey Rudd analizza la questione dell'agnello pasquale nel modo seguente. L'Ultima Cena ebbe luogo un giovedì sera; la crocifissione, il giorno immediatamente successivo: venerdì. Tuttavia, dal punto di vista ebraico, i due eventi avvennero lo stesso giorno, dato che la giornata ebraica comincia al tramonto della sera precedente. E' naturale che questo abbia generato una certa confusione. Le capitolo 19 del suo vangelo, Giovanni dice che la crocifissione ebbe luogo il giorno della preparazione della Pasqua, che sarebbe il giovedì. Più avanti, nel verso 31, afferma che il corpo di Gesù non fu lasciato sulla croce perché "il giorno del Sabbath era un giorno sacro". In altre parole, la Pasqua ebraica, che cade di Sabbath, cominciò al tramonto di quel venerdì, dopo la crocifissione.
Sebbene i primi tre vangeli contraddicano la versione di Giovanni, che la maggioranza degli studiosi della Bibbia considera un resoconto accurato, in altri punti la confermano. In Matteo 26. 5, per esempio, i sacerdoti dicono che non uccideranno Gesù durante la festa "perché potrebbe nascere un tumulto tra la gente". D'altra parte, lo stesso vangelo di Matteo in un altro punto colloca L'Ultima Cena e la Crocifissione nel giorno della Pasqua. Bisogna notare, inoltre, che in accordo all'usanza talmudica era impensabile celebrare processi ed esecuzioni nei primi, i più sacri, giorno della Pasqua. Poiché la Pasqua è altrettanto sacra del Sabbath, se fosse stata già cominciata gli ebrei non avrebbero certo avuto armi addosso (Marco 14. 43, 47), né avrebbero acquistato lino e spezie per la sepoltura (Marco 15. 46, Luca 23. 56). Infine, la fretta con cui i discepoli misero Gesù nella tomba conferma il loro desiderio che il suo corpo fosse tolto dalla croce prima che cominciasse la Pasqua.
In realtà, dell'agnello si nota soprattutto l'assenza: non viene mai neppure menzionato in relazione all'Ultima Cena. Tutte le coincidenze indicano che l'Ultima Cena non fu un banchetto pasquale con l'agnello tradizionale, ma piuttosto una "cena d'addio" che Gesù condivise con i suoi discepoli. Lo scomparso rev. Charles Gore, vescovo di Oxford, lo conferma: "Dobbiamo ammettere che Giovanni ha ragione quando corregge Marco riguardo alla natura dell'Ultima Cena. Non si trattò di un banchetto di Pasqua, ma di una cena d'addio che Egli celebrò con i Suoi discepoli. Inoltre, le descrizioni della cena non corrispondono al cerimoniale della cena di Pasqua."
Conclusione
In base alle traduzioni letterali dei primi testi cristiani, non esiste circostanza in cui il mangiare carne sia ammesso oppure accettato. Le successive giustificazioni cristiane del mangiare carne si basano su traduzioni inesatte o su interpretazioni letterali del simbolismo cristiano del tutto soggettive. I primi Padri e le prime sette cristiane praticavano uno stretto vegetarianesimo. Così, l'insigne ordine dei Francescani, per esempio, celebrava l'unita della creazione sottolineandone l'origine comune. "Quando San Francesco considerava la fonte primordiale di tutte le cose - scriveva San Bonaventura - si sentiva colmo di ancora più abbondante pietà, e chiamava le creature, anche le più piccole, con il nome di fratello o sorella, perché sapeva che venivano dalla stessa fonte da cui anche lui veniva."
Un pensiero assai coerente.
LE PERGAMENE DEL MAR MORTO
"E la carne degli animali, uccisi nel suo corpo, diventerà la sua stessa tomba. Perché in verità vi dico, colui che uccide, uccide se stesso, e coloro che mangiano la carne degli animali uccisi, mangiano il corpo della morte."
Vangelo Esseno della pace
Questa parte è dedicata a quello che oggi potrebbe sembrare una forma di cristianesimo "radicale", basato sulle Pergamene del Mar Morto e su altre recenti scoperte dell'era cristiana. Questo capitolo non si propone di decidere se accettare o rifiutare le Pergamene del Mar Morto, Nag Hammadi o altri documenti di collocazione incerta. Il fine è scoprire quanto questi antichi documenti possano illuminarci sul ruolo del vegetarianesimo nella tradizione cristiana.
Il presente capitolo dà per assunto che la Bibbia sia stata manipolata. Infatti, molti studiosi affermano che al Concilio di Nicea (352 d. C.) sacerdoti e politici alterarono radicalmente i documenti cristiani originali, con omissioni e interpolazioni, per renderli accettabili all'imperatore Costantino che, a quei tempi, si opponeva ferocemente alle sacre scritture. Il loro scopo era convertire Costantino al cristianesimo e far così assurgere la loro religione a culto ufficiale dell'Impero Romano. "Alcuni non sanno - ha scritto Archdeacon Wilderforce - che, dopo il Concilio di Nicea, i manoscritti del Nuovo Testamento erano stati considerevolmente manomessi.
Il professor Nestle, spiega che le autorità ecclesiastiche nominarono degli studiosi particolari, detti "correttori", ai quali fu commissionato di correggere il testo delle scritture sacre nell'interesse dell'ortodossia. Analizzando questo punto nella prefazione della sua traduzione di The Gospel Of The Holy Twelve, il rev. Gideon Jasper Richard Ousley dice: "I correttori eliminarono dai Vangeli, con accurata minuzia, certi insegnamenti di nostro Signore che non si proponevano di seguire, specificatamente quelli contro il mangiare carne e il bere bevande forti."
Gli antichi testi
Le Pergamene del Mar Morto, manoscritti biblici che risalgono all'inizio dell'era cristiana, furono scoperte nel 1947 e depongono a favore della tesi che la Bibbia sia stata alterata, soprattutto per quando riguarda alcune regole come il mangiare carne. Il valore di queste pergamene consiste nella probabilità che si tratti di manoscritti autentici, inalterati che risalgono al tempo di Gesù. Gli unici manoscritti originali del Nuovo Testamento risalgono al IV secolo (i più antichi), e sono solo copie di copie. Ed è innegabile che i testi del Mar Morto contengano sottili, ma significative differenze rispetto ai manoscritti originali.
Alcuni storici respingono questi ritrovamenti archeologici, altri vi ripongono tutta la loro fiducia. Tra questi Martin Larson, Edmond B. Szekely, Millar Burrows, G. J. Ousley, John M. Allegro e Frank J. Muccie hanno dato un contributo sostanziale alla riscoperta di antichi testi cristiani.
Ousely, per esempio, ha redatto la traduzione di quelle che dovrebbero essere le spiegazioni dei Vangeli originali, conservati da membri della comunità essena (una setta religiosa i cui adepti vivevano nella regione del Mar Morto e che sono conosciuti per la loro disciplina e integrità morale). Ousely riferisce che il manoscritto è stato conservato in un monastero buddista tibetano, "dove era stato nascosto da alcuni membri della comunità essena perché si salvasse dalle mani dei contraffattori."
Se fossero autentici, i manoscritti di Ousely sarebbero i più antichi e completi scritti cristiani esistenti: un testo aramaico originale rimasto inalterato fin dai tempi del suo impiego nella antica chiesa cristiana di Gerusalemme. Gli studiosi che ritengono il testo autentico concludono che si tratta del Vangelo originale su cui si sono basati i quattro Vangeli del Nuovo Testamento. Questo può essere vero o no, ma le informazioni che contengono sono innegabilmente a favore dell'ideale vegetariano. Come precauzione, nel 1904 Ousely trasferì a un suo amico fidato i diritti dell'opera, con la richiesta di "non farlo cadere in mano ai fanatici, né romani né anglicani".
Il prezioso manoscritto di Ousely, intitolato The Gospel Of The Holy Twelve è sopravvissuto fino a oggi.
Secondo il manoscritto, prima della nascita di Gesù, l'angelo disse a Maria: "Tu non mangerai carne né berrai bevande forti, poiché il bambino sarà consacrato a Dio dal ventre di sua madre, e non dovrà assumere né carne né bevande forti."
Il valore di questo messaggio celeste, se lo si riconosce come documento storico, è la conferma che Gesù era il messia della profezia del Vecchio Testamento: "Poi il Signore stesso vi darà un segno. Udite, una giovane donna concepirà e porterà in seno un figlio, e il suo nome sarà Emanuele. Mangerà burro e miele, per saper rifiutare il male e scegliere il bene" (Isaia 7. 14, 15). Il testo continua spiegando che la comunità in cui vivevano Giuseppe e Maria non uccideva l'agnello per celebrare la festa del Passaggio.
Questa descrizione della comunità in cui nacque Gesù sottolinea perché egli amasse gli animali e gli uccelli fin dall'infanzia: "E in un certo giorno il bambino Gesù andò in un luogo dove era stata preparata una trappola per gli uccelli e c'erano dei ragazzi. E Gesù disse loro: "Chi ha preparato questa trappola per le innocenti creature di Dio? Udite, in una trappola essi a loro volta cadranno."
In questi testi ritenuti inalterati, non ci sorprende che Gesù predichi il rispetto per tutte le creature, non solo per l'uomo: "Siate rispettosi, siate gentili, siate compassionevoli, siate buoni, non solo verso i vostri simili, ma verso tutte le creature posto sotto la vostra tutela; perché voi siete per loro come dèi, a cui guardano per le loro necessità."
Gesù continua spiegando che è venuto per mettere fine ai sacrifici di sangue: "Sono venuto a porre fine ai sacrifici e ai banchetti di sangue, e se non smetterete di offrire e mangiare carne e sangue, l'ira divina non si allontanerà da voi; proprio come accadde ai vostri padri nel deserto, che desiderarono la carne, e ne mangiarono a sazietà, e si riempirono di marciume e furono consumati dalla peste".
Del miracolo dei pani e dei pesci, come già detto (vedi Quinto: Non Uccidere), non si ha traccia in questi antichi manoscritti. Si parla invece di un miracolo di pane, frutta e una brocca d'acqua. "E Gesù pose il pane e la frutta dinanzi a sé, e anche l'acqua. E loro mangiarono e bevvero, e furono sazi. E si meravigliarono, perché ognuno aveva avuto più che abbastanza, ed erano più di quattromila. E se ne andarono, ringraziando Gesù per quello che avevano sentito e visto."
Questi antichi documenti dicono che Gesù seguiva un'alimentazione speciale, essenzialmente vegetariana: "E udendo queste cose, un certo Sadduceo, che non credeva nelle cose sante di Dio, chiese a Gesù: "Per favore, dimmi perché hai detto di non mangiare la carne degli animali. Forse che le bestie non sono state date all'uomo come cibo, proprio come i frutti e le erbe di cui parli?" Gesù gli rispose: "Guarda questo melone, il frutto della terra." E Gesù aprì in due un melone e disse ancora: "Guarda con i tuoi stessi occhi il buon frutto della terra, la carne dell'uomo, e guarda i semi che contiene, e contali, perché un melone ne fa mille volte tanti e anche di più. Se pianti questo seme, mangerai dal vero Dio, perché non è stato versato sangue, no, niente dolore o grida hai sentito con le tue orecchie o visto con i tuoi occhi. Il vero cibo dell'uomo viene dalla madre della terra, perché lei trae doni perfetti dall'umile terra. Ma tu ricerchi ciò che Satana ha dato, l'angoscia, la morte e il sangue delle anime viventi a prezzo della spada. Non lo sai, tu, che chi vive della spada, muore poi della stessa morte? Vai per la tua strada allora, e pianta i semi del buon frutto della vita, e smetti di ferire le innocenti creature di Dio."
Gesù condanna anche coloro che cacciano gli animali: "E mentre Gesù camminava insieme ad alcuni suoi discepoli, si imbatterono in un uomo che addestrava i cani a cacciare altre creature. Vedendo questo, Gesù disse all'uomo: "Perché fai questo lavoro sciocco?" E l'uomo rispose dicendo: "In questo modo mi guadagno da vivere; a che cosa servono queste creature? Sì, queste creature sono deboli e meritano di morire, mentre i cani, loro sono forti." "E Gesù guardò l'uomo con espressione triste e disse: "A te mancano davvero la saggezza e l'amore superiori perché, guarda, tutte le creature cui Dio ha dato la vita hanno un proprio scopo e fine nel regno della vita, e chi può giudicare che cosa c'è di buono in esso? O quale profitto per te, o per l'umanità? Perché non è tua competenza giudicare il debole inferiore al forte, dato che il debole non è stato dato all'uomo per fargli da cibo e da divertimento... Maledetto colui che con l'astuzia ferisce e distrugge le creature di Dio! Sì, maledetti i cacciatori, perché saranno cacciati, e per mano di uomini indegni riceveranno la stessa misericordia che hanno mostrato alle loro prede innocenti, la stessa! Abbandona questa folle attività di uomo malvagio, fai ciò che è buono agli occhi del Signore e sii benedetto, non essere la causa della tua condanna."
Infine, in questi primi manoscritti leggiamo che Gesù in realtà rimproverò aspramente i pescatori, nonostante fossero i suoi maggiori sostenitori: "E un altro giorno, si pose nuovamente la questione del mangiare cose morte, e alcuni dei più recenti discepoli di Gesù si raccolsero intorno a lui e domandarono: "Maestro, in verità tu conosci tutte le cose e la tua saggezza della Sacra Legge è superiore a qualsiasi altra; spiegaci, dunque, mangiare le creature del mare è in accordo alla legge, come dicono alcuni?" "E Gesù li guardò con occhi tristi, poiché sapeva che erano ancora uomini ignoranti e i loro cuori erano induriti dalle false dottrine dei demoni, e disse loro: "Osservate i pesci dell'acqua, mentre stiamo sulla riva del mare e guardiamo le acque di molte vite. Sì, l'acqua è il loro mondo, proprio come la terra asciutta appartiene all'uomo; io vi chiedo, forse che i pesci vengono da voi a chiedere la terra asciutta o i suoi cibi? No. E allo stesso modo non è in accordo alla legge che voi andiate in mare a chiedere cose che non vi appartengono; perché la terra è divisa in tre regni di anime: uno della terra, uno dell'aria e uno del mare, ognuno secondo il proprio genere. L'Essere Eterno ha disposto che in ciascuno di essi fosse lo spirito della vita e il Soffio Divino, e ciò che Egli ha dato liberamente alle Sue creature, né gli uomini né gli angeli possono riprendere o reclamare come proprio." E' interessante notare che, quando Gesù istruì i suoi discepoli, che erano ebrei, sulla nuova dieta (vegetariana) che avrebbero adottato, essi lo criticarono: "Tu parli contro la Legge"; evidentemente riferendosi alla permissione di mangiare carne, che compare in diversi punti dell'Antico Testamento.
La memorabile risposta di Gesù a tale riguardo è estremamente rivelatrice: "In verità, non parlo affatto contro Mosè, né contro la Legge, che egli ha concesso data la durezza dei vostri cuori. In verità vi dico, all'inizio tutte le creature di Dio traevano il loro nutrimento solo dalle erbe e dai frutti della terra, finché l'ignoranza e l'egoismo dell'uomo non li trasformò in ciò che era contrario alla loro abitudine originale; ma perfino loro torneranno al cibo naturale; poiché così è stato scritto dai profeti, e le loro parole non sbagliano."
I PRIMI CRISTIANI E I CRISTIANI D'OGGI
"Non essere tra quelli che si inebriano di vino, né fra coloro che son ghiotti di carne!"
Proverbi 23. 20
Si sa poco (almeno ufficialmente) dell'alimentazione di Gesù.
Si sa, tuttavia, che i primi cristiani e i cronisti della tradizione cristiana che appoggiavano il vegetarianesimo erano molti, inclusi luminari come San Girolamo, Tertulliano, San Giovanni Crisostomo, San Benedetto, Clemente, Eusebio, Plinio, Papias, Cipriano, Pantaneo e John Wesley, per nominarne solo alcuni.
Molti testi affermano che i dodici apostoli erano vegetariani, e che i primi cristiani si astenevano dal mangiare carne.
Per esempio, San Giovanni Crisostomo (345-407 d.C.), uno dei più importanti esponenti letterari del cristianesimo del suoi tempi, scrisse: "Noi capi cristiani pratichiamo l'astinenza dalla carne di animali per sottomettere il corpo... mangiare carne è innaturale e impuro".
Clemente d'Alessandria (160-240 d.C.), uno dei primi accademici della Chiesa, senza dubbio esercitò grande influenza su Crisostomo, infatti poco più di cent'anni prima aveva scritto: "Ma coloro che indugiano intorno a tavole di fiamme, nutrendo la loro stessa malattia, sono governati da un demone estremamente lussurioso, che non ho vergogna di chiamare il demone della pancia, il peggiore di tutti i demoni... E' molto meglio essere felici che rendere i nostri corpi simili a tombe di animali. Di conseguenza, l'apostolo Matteo si nutriva di semi, noci e vegetali, niente carne."
Il Clementine Homilies, scritto nel II secolo dopo Cristo, è considerato uno dei più antiche testi cristiani dopo la Bibbia, basato sulle predicazioni di San Pietro. Homili XII dichiara orgogliosamente: "Il consumo innaturale di carne è contaminante quanto la pagana adorazione dei demoni, con i suoi sacrifici e i suoi festini impuri, e quando vi prende parte l'uomo diviene un compagno di tavola dei diavoli".
Chi siamo noi per contraddire San Pietro?
Non solo, si dibatte tra studiosi sulle pratiche alimentari di San Paolo, nonostante l'attitudine altezzosa dei suoi scritti nei confronti dell'alimentazione. Gli atti 24:5 parlano di Paolo come di un membro della setta dei Nazareni, setta che seguiva i principi degli Esseni, compreso il vegetarianesimo.
Inoltre, secondo quanto scrive Edgar Goospeed nel suo libro History of Early Christianity, è esistito un tempo un "Atto di Tommaso", a cui facevano riferimento le prime sette cristiane. Il documento afferma che anche San Tommaso si asteneva dal mangiare carne.
Allo stesso tempo, veniamo a sapere dall'eminente padre della Chiesa Eusebio (264-349 d. C.), il quale a sua volta cita Hegesippus (circa 160 d. C.), che Giacomo, considerato da molti il fratello di Cristo, rifiutava di mangiare la carne degli animali.
Tuttavia, la storia riferisce che la cristianità organizzata gradualmente si allontanò dalle sue origini vegetariane, anche se i primi padri della Chiesa seguivano un regime senza carne. In tempi più recenti, anche la Chiesa cattolica aveva stabilito che i cattolici praticanti osservassero almeno alcuni giorni di digiuno e si astenessero dal mangiare carne al venerdì. Ma perfino questa restrizione (ridicola) è stata ridotta, quando nel 1966 la Conferenza Cattolica degli Stati Uniti ha deciso che è sufficiente che i cattolici si astengano dal mangiare carne il venerdì di Quaresima.
Molti dei primi gruppi cristiani sostenevano la scelta di vita vegetariana, segno evidente che gli insegnamenti di Gesù di Nazareth (vedi Quinto: non uccidere. Le parole del Cristo) fossero chiare ed inequivocabili, almeno all'epoca.
Gli scritti dell'antica Chiesa indicano che ufficialmente il consumo di carne non fu permesso fino al IV secolo dopo Cristo, quando l'imperatore Costantino decise che tutti dovevano adottare la sua visione del cristianesimo.
Una interpretazione della Bibbia a favore del mangiare carne divenne il credo ufficiale dell'Impero Romano, e i cristiani vegetariani dovevano seguire la regola in segreto, con il rischio di essere messi a morte per eresia. I cristiani del Medioevo vennero rassicurati da Tommaso D'Aquino (1225-1274 d. C) sul fatto che uccidere gli animali era sancito dalla divina provvidenza. Forse le abitudini perdonali di D'Aquino hanno influenzato la sua opinione, perché, pur essendo sotto molti aspetti un asceta, i suoi biografi lo descrivono come un goloso. D'Aquino inoltre era famoso per la sua dottrina sui vari tipi di anima che un corpo può possedere (altra bizzarra e inconsistente teoria). Gli animali, insegnava, non hanno l'anima. E' da notare che, sempre secondo le farneticazioni di D'Aquino, inizialmente neanche le donne avevano un'anima! Poi, però, ricordandosi che la Chiesa si era addolcita e aveva ammesso che in realtà le donne hanno un'anima, d'Aquino a malincuore accondiscese che fossero un gradino più su degli animali, i quali certamente non l'avevano (malgrado nella Bibbia, Genesi 1. 30, Dio stesso affermi il contrario... ma evidentemente d'Aquino l'aveva dimenticato).
Comunque si vogliano interpretare gli insegnamenti successivi del cristianesimo, le sue espressioni più antiche (e molte delle sette ebraiche da cui derivavano) predicavano l'ideale vegetariano.
E' tutt'altro che sorprendente dunque la loro attitudine generale nei confronti degli animali; Nazareni, Terapeuti, Ebioniti, Gnostici ed Esseni, tutti avevano scelto di vivere senza cibarsi di carne.
I Montanisti, un'altra delle prime sette cristiane, si astenevano dai cibi carnei, e così anche Tertulliano, uno dei primi padri della Chiesa. Origene (185-254 d. C.), forse il pupillo più noto di Clemente e uno degli scrittori più prolifici dei primi anni della Chiesa, aveva davvero colto nel segno parlando di coloro che avrebbero appoggiato il consumo di carne: "... credo che i sacrifici animali siano stati inventati dall'uomo come pretesto per mangiare carne". (Stromata, "Sui Sacrifici", Libro VII). Anche confessioni cristiane più recenti hanno sostenuto il vegetarianesimo. Ellen G. White, uno dei fondatori della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, era un ardente vegetariano, così come John Wesley, il fondatore del Metodismo. Sylvester Graham, il ministro presbiteriano, era un sostenitore dell'ideale vegetariano. Trappisti, Benedettini e gli Ordini Cathusian della Chiesa Cattolica Romana, così come altre organizzazioni cristiane quali il Movimento Gnostico Universale e i Rosa croce, tutti promuovono la scelta vegetariana.
San Francesco, nonostante le ingiustificate accuse di essere un vegetariano incoerente, era in realtà un convinto difensore degli animali, che amava e rispettava come se stesso.
Si tratta di coincidenze? O forse tutte questi gruppi, questi insieme di credenti erano in realtà pazzi? Non è forse "probabile" che seguissero semplicemente i precetti di Dio e rispettassero la natura?
E non è forse vero che l'uomo decise di sua spontanea volontà di ignorare i comandamenti del suo Dio solo per mangiare un piatto di carne saporita?
QUAL'E' LA VERITA' DELLA BIBBIA?
"Chi ha ucciso un bue è come se avesse ammazzato un uomo."
Isaia, 66. 3
Molte sono le interpretazioni del messaggio della Bibbia, come molta è la confusione che esso ha generato, genera e genererà.
Chi mangia carne, sostiene che anche Cristo ne facesse uso.
Chi è vegetariano, sostiene invece che non solo Cristo non mangiasse carne, ma che Dio stesso ne proibisce l'uso, in tutti i casi.
Da quale parte si trova la verità? E' ovvio - e su questo punto sono sicuro che tutti la pensino in egual maniera - che sia solo una la verità che la Bibbia intende comunicare ai suoi lettori.
E' inammissibile e incoerente che possano coesistere due verità: una escluderebbe automaticamente l'altra.
Analizziamo alcuni passi della Sacra Bibbia, partendo dal Vecchio Testamento.
Il Vecchio Testamento è il punto di partenza migliore per intraprendere uno studio su cristianesimo e vegetarianesimo.
Il Vecchio Testamento parla soprattutto degli ebrei che ricevono le legge di Dio e che in seguito vengono puniti da Dio per averla infranta.
Senza dubbio, il passo più importante per chi sostiene la tesi vegetariana è questo:
Poi Dio disse: "Ecco, Io vi dò ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra, e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme; saranno il vostro cibo.
A Tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, Io dò in cibo ogni erba verde."
E Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.
(Genesi, 1. 29,31)
Sembra piuttosto chiaro il messaggio di Dio, il quale "dona" agli uomini e agli animali (posti sullo stesso piano, badate bene) ogni erba che produce seme ed ogni erba verde, così come ogni albero in cui c'è frutto che produce seme.
Non sembra affatto nelle sue intenzioni permettere agli uomini di fagocitare immotivatamente la carne degli animali.
Se Dio aveva considerato "molto buone" le sue prescrizioni originali riguardo al cibo, perché avrebbe aggiunto in seguito tante istruzioni sul mangiare carne?
Alcuni sostengono, infatti, che nella Genesi 9. 3, la Bibbia permette agli uomini di mangiare carne: "Ogni cosa vivente che si muove sarà cibo per te".
Ma molti dimenticano - o vogliono dimenticare, per convenienza - che era in occasione del diluvio universale, quando a Noè veniva offerto un espediente per superare un momento particolarmente difficile, poiché tutta la vegetazione era stata distrutta.
Dio, quindi, diede senza dubbio a Noè il permesso - non il comandamento - di mangiare carne.
Infatti, nel verso immediatamente seguente - Genesi 9. 4 - dopo aver dato il permesso di mangiare tutto ciò che si muove, Dio ci ricorda ancora una volta che idealmente non dovremmo mangiare carne, o almeno non il suo sangue (che poi è la stessa cosa): "Ma non dovreste mangiare la carne, con la sua vita, cioè il sangue". Inoltre, il verso successivo afferma con chiarezza che chi uccide gli animali sarà a sua volta ucciso da quelle stesse creature: "E io reclamerò la tua vita per mano di ogni creatura da te uccisa..."
In realtà alcuni studiosi osservano che quando a Noè viene concesso di mangiare qualsiasi cosa si muova, l'esatto termine greco impiegato dal Septuagint è herpeton, che letteralmente significa "rettile". Quindi, in una situazione in cui non era possibile trovare altro cibo, Dio diede a Noè il permesso di mangiare crostacei e molluschi, come vongole, abalone, aragoste e lumache.
Questa puntualizzazione sembra più coerente con la Genesi 9. 4, che proibisce a Noè di mangiare animali con il sangue (gli era stato dato il permesso solo per animali a sangue freddo), e comunque solo come concessione temporanea.
I Cinque Libri di Mosè portano un altro esempio di quando Dio, come concessione temporanea, permise agli Israeliti di mangiare carne, ma anche allora si trattava di circostanze disastrose.
Dopo essere fuggiti dall'Egitto, gli Israeliti vagarono quarant'anni nel deserto. Dio provvide loro il cibo nella forma della manna ("il sostegno della vita"), una miracolosa sostanza vegetale che contiene tutti gli elementi necessari a sostenere la vita.
Gli israeliti però si stancarono della manna, racconta la Bibbia, così Dio fece in modo di dare ai figli di Israele della carne sotto forma di quaglie.
Perché quaglie? C'era forse qualche insegnamento nascosto che Dio voleva comunicare? Numeri 11. 18,34 contiene la risposta. Nel verso 20 Dio dice loro di "mangiare la carne finché vi uscirà dalle narici e ne sarete nauseati...". Il verso 33 riferisce "prima ancora che avessero la carne tra i denti, una grave pestilenza li colpì". Quindi è vero che cambiarono cibo come desideravano, ma è altrettanto vero che Dio era scontento della loro scelta, poiché Dio - com'è logico - poneva e pone uomini e animali sullo stesso identico piano, essendo entrambe "sue" creature, ed avendo entrambe il medesimo diritto di vivere serenamente l'intero arco di vita terreno.
Pubblicato il 06-03-10
Dio e i vegetariani

Che cosa c'entra Dio con noi vegetariani/animalisti? A qualcuno può sembrare strano dissertare sull'idea di Dio e soprattutto a quale scopo? Pare che molti di coloro che amano gli animali si siano col tempo allontanati dalla religione, specialmente cattolica, ritenuta responsabile della visione antropocentrica che relega gli animali a mero oggetto ad uso e consumo dell'uomo.
Ognuno ha una sua visione delle cose. C'è chi crede l'universo sia frutto del caso e c'è chi crede che sia Dio l'Entità creatrice, la Mente che regola le leggi dell'universo, l'Energia che porta tutte le cose verso la loro evoluzione, l'ispiratore dei grandi Maestri spirituali e di quei principi morali che spingono gli esseri umani verso la giusta ed armonica convivenza tra se stessi e il resto del creato. Se Dio è questo allora è parte fondamentale della nostra filosofia. E se noi siamo gli eredi di questi Personaggi siamo tra quelli che credono nell'esistenza di Dio, anche se il Dio a cui noi idealmente facciamo riferimento non appartiene ad una specifica religione. Non aderiamo a nessuna specifica corrente filosofica-morale-spirituale perché in realtà, la nostra visione universalista, è la sintesi della parte più edificante del pensiero dei Grandi che hanno contribuito a rendere migliore l'animo umano. E se qualche esponente della cultura vegetariana-animalista non si riconosce questa componente è libero di farlo, di far riferimento ad una sua nuova visione delle cose, ma la sua visone è parziale, limitata, perchè mancante del riferimento al pensiero ispiratore.
Parlare solo di scienza alimentare e di rispetto per gli animali è riduttivo per la nostra causa. Serve a noi parlare di Dio? E' necessario considerare che la natura umana risulta composta da quattro fondamentali aspetti: fisico, mentale, emozionale e spirituale. Si può disconoscere l'esistenza stessa di Dio ma non la componente spirituale nella natura profonda dell'uomo. E a noi interessa l'uomo nella sua interezza, per questo trascurare la parte spirituale dell'individuo significa precludere all'uomo la sua realizzazione integrale. Questa è la vera, sostanziale innovazione del nostro pensiero che si differenzia da ogni altra filosofia di vita. L'errore è continuare a credere in soluzioni parziali. Nessun vero benessere personale, nessun mutamento sociale è possibile senza il simultaneo ed armonico sviluppo dei suddetti quattro aspetti della natura umana.
I principi a cui fa riferimento la nostra filosofia di vita non sono un'invenzione degli ultimi tempi, delle ultime generazioni più aperte e sensibili alla condizione degli altri esseri viventi, ma traggono, appunto, le loro origini dal pensiero dei grandi Iniziati e dei grandi Filosofi di ogni tempo e paese.
L'attuale cultura vegetariana animalista è figlia di questi grandi Personaggi che per primi nel mondo hanno esteso il concetto di amore e compassione dall'uomo ad ogni essere vivente. Krihsna diceva: "La carne degli animali è come la carne dei nostri figli". Buddha: "Si diventa degni della salvezza quando non si uccide alcune essere vivente. Zoroastro:"Chi rinuncia a cibarsi delle carni martoriate degli animali avrà lo spirito santo e la verità". Pitagora: "Come potrete pretendere giustizia quando voi stessi sacrificate per crudele ghiottoneria o avidità degli esseri legati a noi da fraterna alleanza? Mai sacrificare animali agli Dei o ferire animali ma promuovere in tutti i livelli una cultura di rispetto e protezione nei loro riguardi". Lao Tse: "Siate buoni con gli uomini, con le piante e con gli animali. Non braccate né gli uomini, né gli animali, né fate loro del male". Confucio invitava a trattare gli animali con affetto e con tutti i riguardi, evitando di tiranneggiarli, di sfruttarli da vivi, e poi l'indecenza di mangiarli da morti, dopo averli assassinati. Platone: "L'amore non risiede solo negli uomini attratti dalle belle creature, ma in tutti gli altri esseri viventi, negli animali".Gesù: "Siate rispettosi e compassionevoli non solo verso i vostri simili ma verso tutte le creature poste sotto la vostra tutela". Leonardo da Vinci: "Verrà il tempo in cui l'uccisione di un animale sarà considerata alla stessa stregua dell'uccisione di un uomo". M. Gandhi: "Per me la vita di un agnello non vale meno di quella di un uomo. Quanto più è indifeso un essere vivente tanto più ha il diritto di essere tutelato dall'uomo". Einstein: "Credo che il vegetarismo possa incidere in modo favorevole sul destino dell'umanità".
Tutti questi grandi Personaggi, ai quali si ispirano i principi fondamentali della morale e della spiritualità mondiale, indicano Dio come fonte ispiratrice e componente fondamentale del loro insegnamento. Però la nostra filosofia non è fedele interprete del loro messaggio in "toto" ma trae da esso solo ciò che esprime la visione universalista, cioè quella parte che estende i codici del diritto all'esistenza, al rispetto e alla libertà dall'uomo agli altri esseri senzienti. Per noi Dio è il punto di convergenza di tutto ciò che di bello, armonico, edificante c'è nell'essere umano e trova la sua realizzazione nell'idea di pace e di convivenza pacifica tra gli esseri umani e tra questi ed ogni altra creatura. Per questo non riconoscere la componente Dio nella nostra cultura sarebbe come rinnegare le nostre radici e gli insegnamenti dei grandi Maestri da cui trae origine la cultura vegetariana-animalista. Dio è per noi l'idea di un mondo migliore, senza prede e senza predatori: l'idea in cui le nostre speranze trovano compimento: e se questo Dio vivesse solo nella nostra immaginazione non importa: conta l'ideale a cui noi facciamo riferimento.
Ogni religione si sviluppa in un determinato luogo ed epoca storica a seconda delle esigenze sociali, morali e spirituali di un popolo, ma nessuna credo abbia il vero carattere di universalità in quanto riferita prevalentemente od esclusivamente alla specie umana. La nostra visione è diversa: noi parliamo di teologia cosmica, di sincretismo delle grandi religioni, di stadi evolutivi, di spiritualità universale. Nulla da eccepire verso una religione al servizio della Vita; verso una casta sacerdotale che ha lo scopo di tramandare gli insegnamenti dei grandi Maestri e favorire il cammino evolutivo dell'uomo come di ogni altra creatura; nulla de eccepire se la religione è dalla parte degli oppressi, degli innocenti, dei diversi, degli animali. E anche se spesso la religione è stata ed è motivo di sventure e in nome di Dio si sono commessi i più abominevoli delitti, non è sbagliata la componente Dio nella vita dell'uomo, ma chi se ne serve per i suoi sporchi scopi di potere. Ognuno aderisce alla religione che spontaneamente sente più affine alla propria natura. Cristiani, ma specialmente cattolici, sembrano geneticamente predisposti al disprezzo del non umano. Ho più volte sperimentato che quanto più uno è vicino al cattolicesimo tanto più è marcata la sua ostilità alla rinuncia del pasto a base di carne e al rispetto dovuto agli animali.
Quando uno di noi che crede nel bene, nell'amore, nel rispetto di ogni essere vivente in realtà sta mettendo in pratica il pensiero dei grandi Maestri e gli insegnamenti di quel Dio in cui noi facciamo riferimento. Anche se teoricamente rinunciassimo all'idea di Dio sarebbe comunque presente nei nostri principi e nella nostra attività, per il semplice fatto che noi cerchiamo il bene di tutte le cose. Certo guardando la crudele legge naturale, in un approccio superficiale, dire che Dio ami gli animali può sembrare un eufemismo; a meno che Dio non sia riuscito a trovare nell'altro che consentisse l'evoluzione dei viventi. La mia idea a tal proposito è che nulla di ciò che esiste torna a vantaggio del Creatore (altrimenti che Dio sarebbe).
Le cose non sono state create per capriccio di Dio, ma che esistono da sempre e sono quindi parte stessa di Dio, quella parte che ha bisogno di "perfezionare se stessa", di evolvere e di manifestarsi in una particolare forma fisica a seconda del suo contenuto energetico e quindi del suo livello evolutivo: processo che parte dalla materia inerte e che di forma in forma attraversa lo scenario dei viventi fino alla sua totale realizzazione. Ma ogni essere non può raggiungere la sua integrale realizzazione nel breve tempo di una sola esistenza; da quì la necessità di proseguire il suo cammino evolutivo nella successione di più esistenze. Senza il dolore e la morte che incombe su ogni vivente nulla potrebbe evolversi. Nella necessità di fuggire la sofferenza e di procacciarsi il cibo gli esseri sviluppano intelligenza, astuzia, consapevolezza ed in fine sensibilità verso la condizione degli altri. Ma questa è un'altra storia.
Già l'idea di un Dio geloso, vendicativo e antropocentrico si è rivelata devastante per gran parte del genere umano e per la creazione. E a meno che Dio non sia un essere sadico e crudele non può che volere l'evoluzione delle sue stesse creature, altrimenti che senso avrebbe il Tutto, ammesso che il Tutto abbia un senso. E se Dio vuole il bene, l'evoluzione e la conservazione della sua opera allora possiamo affermare che la nostra visione di Dio è sicuramente la più evoluta nel tempo e nella storia perché la sola che supera l'arcaica e antropocentrica visione delle cose per espandere il suo interesse e il suo amore non solo ad una parte della creazione ma a tutto ciò che vive.
Il fideismo è lontano dalla nostra visione delle cose. Non trova la nostra adesione l'idea di un Dio buono e premuroso solo verso la condizione dei tiranni (gli uomini, infinitesima parte dei viventi) ed indifferente verso la condizione del resto delle altre sue stesse innocenti creature. Il nostro Dio è padre equanime di tutti i viventi.
Il concetto Dio cambia con l'evolversi dei tempi. Il Dio d'Israele è diverso dal Dio dei cristiani e questo dal Dio dei musulmani, e questo diverso dal Dio di Zoroastro, di Confucio, di Platone, di Plotino o di ogni altro movimento, setta ortodossa o protestante. Ognuna delle 19 grandi religioni presenti nel mondo, come ognuna delle 10.000 piccole religioni, ha un idea diversa di Dio. Quale è quella giusta? Sarebbe facile dire nessuna, tutte o solo una di queste. Difficile è concepire ognuna di queste come le tessere di un solo grande mosaico che insieme concorrono a formare l'immagine d'insieme e della Vita. Probabilmente tra mille anni gli esseri umani avranno un'idea di Dio diversa dall'attuale. Come ognuno ha una sua idea di giustizia, di patria, di amore. Dio può essere l'idea attraverso la quale l'essere umano realizza le sue speranze ma può essere un'entità reale anche se incomprensibile alle capacità umane.
A mio avviso è molto meglio essere atei e prodigarsi per il bene di tutti i viventi che credere in un Dio che limita il suo amore alla ristretta cerchia degli umani. Ma l'ateismo che cerca il bene e l'evoluzione delle cose coincide con la volontà stessa di Dio.
di Franco Libero Manco
Pubblicato il 18-02-10
Il Vangelo non vuole la strage degli agnelli
Gesù non ha bisogno di agnelli da sgozzare per iniziare il rito della Pasqua.
di Oscar Grazioli
Per quanto l'origine della Pasqua, secondo il Nuovo Testamento, risalga proprio ad oggi, giorno della crocifissione di Gesù, la domenica di Pasqua festeggia, nella credenza cristiana, la resurrezione del Cristo. Per gli ebrei invece la Pasqua ricorda la liberazione del popolo giudeo dalla schiavitù egizia, quando l'angelo inviato da Dio evitò di colpire i primogeniti di chi aveva segnato la propria abitazione con il sangue dell'agnello immolato.
In realtà la "Pesah" ebraica deriva da feste pastorali praticate nel vicino Oriente che culminavano con i festeggiamenti del pane non lievitato, il "mazzot". Pasqua vuol dire felicità per il Cristo che è risorto o gioia per la liberazione di un popolo dalla schiavitù, ma Pasqua vuol dire soprattutto tradizioni che affondano le loro radici nell'antichità dei riti pagani. Se l'uovo di cioccolata è un'invenzione moderna, l'uovo decorato, come simbolo di fertilità, di primavera e di rinascita è presente nelle ritualità di tutto il mondo.
Nel paganesimo di molte antiche culture il Cielo e la Terra erano due metà di uno stesso uovo. Greci, Cinesi e Persiani si scambiavano le uova come dono per le feste Primaverili, mentre, nell'antico Egitto, le uova decorate segnavano l'arrivo del nuovo anno che coincideva con la primavera. Ma quando arriva la Pasqua ricorre un'altra tradizione, meno gioiosa per chi ne è oggetto. Il sacrificio dell'agnello. I consumi di questa carne aumentano esponenzialmente a Pasqua (e a Natale) e solo l'anno scorso abbiamo mangiato carne d'agnello in ragione del 150 % in più rispetto al percepente anno.
In questi giorni le associazioni animaliste sono in pieno fermento e lanciano i loro strali contro chi, per rispettare la tradizione, alimenta questa strage degli innocenti. In realtà il problema, a mio avviso non sta tanto nella scelta della carne. Se tutti evitano l'agnello e vanno dal macellaio a comprare vitello a carne bianca o maialino da latte, faranno un grosso favore agli agnelli, ma a vitelli e porcellini certo la cosa non piacerà più di tanto. Ho scritto mille volte che fare delle scale di importanza, in campo animale, è un esercizio molto scomodo che necessita di infiniti specchi su cui arrampicarsi.
O si è vegetariani e il problema non si pone oppure, se si è onnivori, mangiare il porceddu al mirto o l'agnello al rosmarino cambia p o c o. L'errore più grosso invece è quello di metter in tavola l'agnello Pasquale per ottemperare ad una sorta di vincolo con il proprio credo religioso. Non ci sono più i faraoni d'Egitto a tenere in schiavitù il popolo ebraico e Mosè non ha bisogno di invocare le sette piaghe. Nessun primogenito rischierà la vita se la porta di casa non sarà bagnata con il sangue dell'agnello.
Oggi si rischia tra bombe, carri armati e kamikaze con l'esplosivo sotto la cintola. Questi sono gli angeli vendicativi mandati da Dio sulla terra. Gesù Cristo, ci raccontano i Vangeli, presenta agli apostoli il pane come suo corpo da mangiare (Lc.22,19: "Questo è il mio corpo dato per voi" Gv.1,29: "Ecco l'agnello di Dio").
Gesù non ha bisogno di agnelli da sgozzare per iniziare il rito della Pasqua, così come il sacerdote non ha bisogno di brandelli di carne sanguinante per annunciare la Comunione. "Prendete, questo è il mio corpo; e questo è il mio sangue". E nelle mani ci sono solo pane e vino.
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